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17/02/2019 01:37
Home Articoli Appalti Affidamento diretto illegittimo se effettuato confrontando preventivi ma senza regole a monte

Affidamento diretto illegittimo se effettuato confrontando preventivi ma senza regole a monte

di Stefano Usai

Con la sentenza n. 52/2019, il Tar Lazio puntualizza che se la stazione appaltante, pur potendo utilizzare l'affidamento diretto decide di avviare un confronto tra appaltatori è tenuta comunque a fissare preventivamente i criteri e le regole di valutazione delle offerte a pena di illegittimità degli atti compiuti.

Il caso

La questione trattata dal giudice capitolino risulta di grande interesse se posta in relazione anche alla nuova norma (comma 912, articolo 1 della legge 145/2018) che ammette la deroga, per lavori fino ai 150mila euro, alla procedura negoziata semplificata prevista dall'articolo 36, comma 2, lettera b) del codice degli appalti, consentendo l'affidamento «diretto» purché previo confronto di almeno tre preventivi. La questione pratica che, evidentemente, pone la norma è quella del procedimento amministrativo che il Rup deve strutturare per poter poi procedere all'assegnazione della commessa. Aspetti pratici che vengono in rilievo proprio in questo caso.

La vicenda nasce dall’affidamento diretto da parte della stazione appaltante (un tribunale) dei «servizi di pubblicità legale e una serie di ulteriori servizi afferenti allo svolgimento della funzione giurisdizionale». La stazione appaltante ha coinvolto nel procedimento diverse imprese alle quali ha chiesto di presentare un'offerta valutata successivamente da un non ben definito «gruppo di lavoro».

Al procedimento assolutamente «informale» e alla relativa aggiudicazione, si è opposto il ricorrente sostenendo che «la procedura non era stata preceduta da alcuna pubblicazione di “lex specialis” e dei criteri con i quali si sarebbe proceduto alla scelta dell'affidatario»; inoltre risultava «negato l'accesso agli atti di gara ed era stato violato il principio di economicità e qualità nella selezione delle offerte». Tra le varie norme del codice violate, il ricorrente ha evidenziato anche il fatto che la selezione risultava rimessa (ed effettuata) a «un imprecisato “gruppo di lavoro”» senza formazione di un collegio e senza che venisse data «pubblicità alle sedute in cui si erano esaminate le singole offerte».

La decisione

Il giudice ha ritenuto condivisibili le doglianze annotando che negli affidamenti (siano essi concessioni o appalti), nel momento in cui la stazione appaltante attiva una competizione tra appaltatori - prevedendo un confronto tra diverse offerte - deve dotarsi di regole e criteri di valutazione trasparenti ed oggettivi. La sentenza chiarisce che una competizione pur informale che coinvolga più offerenti, «ha comunque la sostanza di un procedimento a evidenza pubblica» seppure finalizzato, ad assegnare «una concessione di servizi».

Se vari operatori vengono invitati a presentare le offerte non ha alcuna rilevanza evidenziare «che nel caso di specie si era dato luogo a una mera “indagine di mercato” al fine di individuare un certo numero di operatori ai quali limitare il successivo confronto competitivo». Esiste infatti una differenza sostanziale tra indagine di mercato e procedura di affidamento. L'indagine è tale se finalizzata a individuare alcuni operatori con i quali poi contrattare attraverso specifici inviti a presentare la migliore offerta. Nel caso sottoposto al giudice, invece, la procedura era in realtà finalizzata a individuare direttamente un affidatario come risulta dalla «relativa convenzione conseguentemente sottoscritta».

La stazione appaltante ha violato l'articolo 36, comma 2, lettera a), che prevede un informale affidamento diretto, perché ha «dato comunque avvio a un confronto concorrenziale, sia pure informale, tra più operatori del settore». Il procedimento avrebbe dovuto essere disciplinato (trattandosi di una concessione di servizi) dall'articolo 30, comma 1, del Dlgs 50/2016, che prevede per le stazioni appaltanti l'obbligo di rispettare i principi di libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, nonché di pubblicità con le modalità indicate nel codice.

La stessa «scelta» dell'offerta migliore, avvenuta a opera di un «gruppo di lavoro» non dà conto neppure di quali criteri siano stati applicati che, in ogni caso, avrebbero dovuto essere definiti e resi noti prima dell'avvio del procedimento.

 

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