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16/11/2018 17:00
Home Articoli Appalti Anticorruzione, la consulenza sulla mappatura dei rischi è danno erariale

Anticorruzione, la consulenza sulla mappatura dei rischi è danno erariale

di Luciano Cimbolini

Sentenza 269/2018 della Corte dei conti, sezione giurisdizionale per il Lazio

Affidare all'esterno l’elaborazione del piano della prevenzione della corruzione è fonte di danno erariale. Lo afferma la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per il Lazio, con la sentenza 269/2018.

Il fatto

Il segretario di un’Ipab ha affidato in via diretta un contratto di consulenza e servizi a una società, peraltro già affidataria di contratti sotto i 40mila euro da parte della stessa Pa con contenuti del tutto diversi, per svolgere l'analisi dei rischi per l'attuazione della legge 190 del 2012.

L’articolo 1, comma 8 di quella legge prevede che l'attività di elaborazione del piano non può essere affidata a soggetti estranei all'amministrazione. La Procura ha citato in giudizio il segretario che ha disposto l'affidamento diretto, pur nel limite di 40mila euro.

Per il Pm contabile, infatti, l'affidamento sarebbe stato senza alcuna utilità per l'ente. Inoltre sarebbe stato disposto in palese violazione, oltre che della legge 190, anche dello Statuto dell'ente, che attribuisce questo tipo di competenze al Consiglio di amministrazione.

Il segretario si è difeso affermando che l'affidamento diretto avrebbe avuto ad oggetto un contratto di servizi e non di consulenza, e che non si sarebbe trattato della redazione del piano anticorruzione ma soltanto di un'attività propedeutica e di studio .

Le motivazioni

Il collegio contabile, in via preliminare, afferma che l'affidamento in questione è consulenza e non un appalto di servizi, poiché l'incarico consiste in una vera e propria valutazione dei rischi, prestazione assimilabile a una consulenza o contratto d'opera e non a un appalto.

Secondo i magistrati è illegittima anche la decisione del segretario di procedere in via autonoma all'affidamento dell'incarico, sul presupposto di essere in presenza di un atto meramente gestionale non di pertinenza, per questo motivo, degli organi di indirizzo politico amministrativo. Lo Statuto dell'ente, ritenuto inapplicabile dal segretario, affermava esattamente il contrario.

La scelta di avvalersi di una società esterna per la mappatura dei rischi dell'ente, pertanto, è illecita e foriera di danno all'erario perché fatta in violazione del dato legislativo. Quanto affermato dal convenuto, ossia che la mappatura del rischio sarebbe un elemento preliminare alla redazione del piano, non è risultata convincente, a giudizio della Corte, perché l’analisi dei rischi è un aspetto fondamentale del piano di prevenzione della corruzione.

I giudici contabili non escludono in via di principio che una parte della mappatura dei rischi possa essere oggetto di affidamento a terzi: ma ciò può avvenire quando la struttura di cui devono essere valutati i rischi sia molto complessa o particolarmente grande, ad esempio in termini di estensione territoriale o perché interessata da processi di notevole complessità. Nel caso, infine, la Corte ha escluso anche che una consulenza di questo tipo potesse arricchire l’ente.

Non è stato quindi possibile per il collegio considerare i vantaggi avuti dall'ente per un’eventuale riduzione dell’addebito, mentre è stato calcolato con precisione il danno erariale pari alle somme erogate alla società come corrispettivo della consulenza irregolare.

 

 

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