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20/07/2018 01:00
Home Articoli CONFORMITA' URBANISTICA Le nuove NTC 2018 sostituiscono quelle del 2008

Le nuove NTC 2018 sostituiscono quelle del 2008

di Carlo Pagliai

Sono state emanate le nuove NTC 2018, sostitutive di quelle del 2008, e che vanno a modificare l'intero quadro normativo tecnico per le costruzioni

Risultano apportate molte modifiche, anche alla luce delle modifiche richieste da più parti del mondo professionale e delle costruzioni.

La previgente norma infatti apparve da subito assai "forte", in particolare verso il patrimonio edilizio esistente che più di tutti è stato interessato da questo cambiamento normativo.

In questo articolo si focalizzano appunto le conseguenze e riflessi che queste NTC 2018 avranno sul patrimonio costruito ed esistente alla data dell'entrata in vigore.

Secondo le attuali previsioni, i professionisti e imprese edili si dovranno confrontare sempre più col patrimonio edilizio esistente, alla luce delle crescenti istanze di tutela e limitazione del consumo del suolo, e di pressanti richieste di semplificazione verso la rigenerazione urbana.

Alla data odierna buona parte del patrimonio costruito in periodo postbellico non detiene buone caratteristiche prestazionali antisismico, risulta energivoro e assai inadeguato per impianti e sicurezza.

L'emanazione delle NTC 2018 sembra fornire qualche spunto in questa direzione, per certi versi più aperte o mitigate nei confronti di questa importante fetta del settore immobiliare.

E su questa, si intende fare qualche breve appunto di commento.

Per prima cosa si evidenziano alcune importanti connessioni tra il Testo Unico per l'Edilizia DPR 380/01 e le NTC 2018: un esempio riguarda la distinzione tra zone a basso e alto rischio sismico che, alla luce della recente sentenza di Cassazione Penale III. n. 56040 del 15 dicembre 2017, per zone a bassa sismicità si debba intendere la sola classe più bassa tra le quattro previste dall'Ordinanza D.P.C.M. 3274/2003.

Un'altra connessione riguarda l'innovazione introdotta dal D.Lgs. 222/2016, il cosiddetto "Decreto SCIA 2" che ha semplificato il tema della rispondenza di certe opere strutturali: esso ha infatti sostituito il collaudo statico dalla dichiarazione di regolare esecuzione resa dal Direttore dei Lavori (art. 8-bis D.Lgs. 222/2016) in caso di interventi di riparazione o interventi locali, lasciando in via residuale l'obbligo di collaudo per le restanti categorie di miglioramento e adeguamento.

Risultano significative le modifiche introdotte nelle categorie di miglioramento e adeguamento strutturale, evidenziamole separatamente.

Miglioramento

Resta invariata la filosofia di fondo, cioè inquadra in essi gli interventi finalizzati a conferire un miglioramento delle prestazioni, però rispetto alla passata versione delle NTC 2008 sembra che gli interventi di Miglioramento e Adeguamento siano ancora più complementari tra loro.

In altre parole emerge rafforzato l'intento di considerare come unica macro categoria quella degli interventi strutturali in grado di incidere o influenzare il comportamento dell'intera struttura; in tal senso è  operata una netta distinzione di cinque tipologie di opere strutturalmente rilevanti (sopraelevazioni, ampliamenti e cambi destinazione d'uso particolari, eccetera).

Ciò sembra emergere da una lettura combinata dei punti 8.4.2. e 8.4.3. delle NTC 2018, dalle quali sparisce la definizione espressa di Miglioramento, ovvero quella che ricomprendeva tutti gli «interventi volti ad accrescere la capacità di resistenza delle strutture esistenti alle azioni considerate» e che ometteva gli aspetti relativi alle rigidezze e deformazioni di esse.

Nella nuova versione di Miglioramento invece il legislatore ha volutamente inserito dei paletti parametrici, delimitando in maniera oggettiva comunque l'ambito applicativo per cui sia inquadrabile l'intervento di miglioramento.

Restando fermo il presupposto di valutare la sicurezza e progetto, da riferirsi a tutte le parti della struttura potenzialmente interessate da modifiche e alla struttura nel suo insieme, è stato aggiunto un coefficiente a cui fare riferimento ed è ζE che rappresenta il rapporto tra azione sismica massima sopportabile dalla struttura e azione sismica massima che si utilizzerebbe nel progetto di nuova costruzione.

A parte l'esclusione in deroga per gli immobili oggetto di vincolo di bene culturale, il punto 8.4.2. sul Miglioramento impone il rispetto di alcuni valori minimi di questo coefficiente in funzione a determinati casi di corrispondenza, aspetto innovativo rispetto alla previgente formulazione normativa.

Infine, il legislatore ha specificatamente inquadrato anche gli edifici scolastici, aspetto volto a semplificare gli interventi sul patrimonio edilizio scolastico cercando di prevenire situazioni di incertezza e semplificarne il riutilizzo di quelle danneggiate da eventi sismici.

Adeguamento

Invariato il concetto che tale intervento contempla la verifica estesa all'intera struttura post-intervento, finalizzato quindi ad incrementare i livelli prestazionali dell'edificio esistente.

L'innovazione rispetto alla previgente versione riguarda il diverso livello di raggiungimento prestazionale dell'adeguamento. In passato infatti il legislatore imponeva a prescindere l'innalzamento delle capacità della struttura pari alla nuova costruzione, senza operare distinzioni.

Nella nuova versione del punto 8.4.3. invece ha suddiviso i casi in cui la struttura debba rispettare il suddetto coefficiente ζE pari o superiore ad 1,0 per alcuni interventi strutturali, riducendolo a 0,80 in due casistiche .

In quest'ultimo caso emerge la volontà espressa di rendere fattibile alcuni interventi di adeguamento, allo scopo di offrire una fattibile alternativa alla demolizione e ricostruzione integrale assai più onerosa.

Infine, sempre nel paragrafo dell'Adeguamento, emerge la precisazione che l'obbligo di verificare le singole parti o elementi della strutturare, anche se interessante porzioni limitate della costruzione: apparentemente sembra una ridondanza, in verità occorreva evitare marginali casi in cui venissero glissate verifiche puntiformi in luogo di verifica del comportamento globale. Nel dubbio, meglio evidenziarlo, avrà pensato il legislatore.

Il pasticcio del prelievo campioni

Degno di nota è il paragrafo 8.5.3. sulla caratterizzazione meccanica dei materiali, il quale ha statuito che il prelievo dei campioni della struttura e l'esecuzione delle prove stesse debbano essere effettuate a cura di laboratori abilitati ex art. 59 del DPR 380/01, facendo riferimento alla Circolare n. 7617/STC del 08 settembre 2010.

Secondo l'attuale impostazione, il campionamento e l'esecuzione delle prove diventa appannaggio esclusivo dei laboratori, rendendo quindi più rigida la procedura di verifica strutturale dei materiali. Difficile dire se si sia trattato di un pasticcio nella scrittura della norma o se sia effettivamente la volontà del legislatore.

In quest'ultimo caso, verrebbe lanciato un messaggio critico verso il precedente sistema che non prevedeva questo ulteriore segmento di verifica: ciò lascia presagire un possibile atteggiamento di diffidenza verso i cantieri strutturali?

Non è dato saperlo allo stato attuale; certo è che gli attori del settore edilizio hanno chiesto a gran voce correzioni e perfino proroghe all'entrata in vigore delle NTC 2018, che hanno latitato in ritardo rispetto ai ricorrenti rumours che hanno serpeggiato continuamente negli ultimi anni.

Ciò che si auspica è un maggior dialogo tra politica e i rappresentanti del settore edilizio, Ordini professionali compresi, allo scopo di ottimizzare i progetti e le opere strutturali in favore di sicurezza e semplificazione procedurale.

 

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