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10/12/2018 09:42
Home Articoli Appalti Direttore dei lavori e RUP rispondono di danno erariale in caso di perdita, anche parziale, di finanziamenti nazionali, regionali o comunitari

Direttore dei lavori e RUP rispondono di danno erariale in caso di perdita, anche parziale, di finanziamenti nazionali, regionali o comunitari

V. Giannotti (La Gazzetta degli Enti Locali 20/3/2018)

Il RUP ed il direttore dei lavori sono stati condannati per danno erariale per aver certificato, in difformità rispetto al finanziamento ricevuto, l’esecuzione di lavori oggetto di finanziamento.

La Corte dei conti, prima sezione centrale di appello, con la sentenza 7 marzo 2018, n. 100 ha indicato importanti principi secondo cui, in tema di aiuti finanziari, con fondi di natura statale, regionale o comunitaria, qualsiasi violazione delle clausole contenute nell’atto di progetto approvato costituisce, sul piano amministrativo, causa di revoca delle agevolazioni concesse e sul piano erariale, causa di risarcimento del danno pubblico che ne consegue.

Secondo i giudici contabili, da un punto di vista generale, la realizzazione anche parziale dei progetti come anche una loro variazione non assentita (e quindi arbitraria) non può essere presa in alcuna seria considerazione, atteso che tutto il quadro normativo di sistema degli aiuti finanziari, statali, regionali o comunitari, postula l’esecuzione perfetta e fedele del programma, secondo modalità e tempi prestabiliti e che anche l’omissione di una minima parte di esso, come l’esecuzione parziale o scorretta dei lavori o del progetto in genere, è indice critico di cattiva gestione del denaro pubblico concesso e postula la sua integrale restituzione, a prescindere dallo stato di avanzamento dei lavori o del progetto, oltre al risarcimento del danno pubblico provocato.

La vicenda

I giudici di prima istanza hanno condannato, per danno erariale, il RUP ed il direttore dei lavori per la perdita di finanziamenti dovuti alla realizzazione di lavori finanziati da risorse statali e comunitarie. Il danno è stato stimato pari alla perdita parziale dei finanziamenti previsti in quanto, a seguito della verifica dei funzionari regionali, il progetto presentava oggettive difformità da quello approvato inizialmente e, rispetto a quello iniziale, il contributo previsto era pari a circa 55mila euro, ne venivano rimborsati solo 8mila euro.

I giudici contabili evidenziavano come, avuto riguardo alla documentazione prodotta sull’esecuzione dei lavori, i lavori venivano certificati come realizzati lavori ma in realtà non lo erano stati. In particolare è emerso che il direttore dei lavori, attestando in modo contrario al vero, dava per effettuati e finiti i lavori, mentre il RUP aveva omesso ogni controllo e aveva approvato la documentazione, consentendo il pagamento alla ditta esecutrice.

Avverso la citata sentenza di condanna propongono ricorso in appello il direttore dei lavori e il RUP evidenziando la mancanza di colpa grave e il contenzioso amministrativo ancora pendente contro la decisione della regione sulla perdita del finanziamento. Il RUP evidenzia, inoltre, l’assenza di capacità tecniche essendosi limitato, in tale occasione, a firmare i SAL, ritenendo che le opere fossero state eseguite e, quindi, a portare avanti la contabilità dei lavori fatti.

Le motivazioni dei giudici di appello

Le difese dei convenuti, secondo i giudici contabili di appello, non meritano favorevole accoglimento, in quanto è incontroverso che vi siano difformità con il progetto approvato e che la perizia di variante rispetto al progetto originario non risulta in atti.

Avuto riguardo alle possibili decisione di altro consesso amministrativo o civile, la Corte dei conti svolge le sue attività in piena autonomia le cui finalità individuano ambiti del tutto indipendenti fra loro, che possono coesistere senza l’evenienza di alcuna duplicazione di giudizio. Nel caso di specie, si verte sulla responsabilità originante dall’aver commesso un danno erariale, comportante pregiudizio economico alle finanze pubbliche, finalità assenti sia nei giudizi amministrativi che ordinari.

La Corte di appello è, pertanto, chiamata a giudicare eventuali responsabilità commesse da dipendenti pubblici per l’illecito utilizzo di denaro pubblico, conferito per l’attuazione di un progetto che prevedeva la ripartizione del finanziamento tra fondi statali (quota del 56%) e fondi comunitari (quota del 44%).

Entrando nel merito, il Collegio contabile di appello precisa come, da un punto di vista generale, in tema di aiuti finanziari, con fondi di natura statale, regionale o comunitaria, qualsiasi violazione delle clausole contenute nell’atto di progetto approvato costituisce – sul piano amministrativo - causa di revoca delle agevolazioni concesse e sul piano erariale, che qui rileva, causa di risarcimento del danno pubblico che ne consegue.

Inoltre, ancora da un punto di vista generale, la realizzazione parziale dei progetti come anche la sua variazione non assentita (e quindi arbitraria) non può essere presa in alcuna seria considerazione, atteso che tutto il quadro normativo di sistema degli aiuti finanziari, statali, regionali o comunitari, postula l’esecuzione perfetta e fedele del programma, secondo modalità e tempi prestabiliti e che anche l’omissione di una minima parte di esso, come l’esecuzione parziale o scorretta dei lavori o del progetto in genere, è indice critico di cattiva gestione del denaro pubblico concesso e postula la sua integrale restituzione, a prescindere dallo stato di avanzamento dei lavori o del progetto, oltre al risarcimento del danno pubblico provocato.

Ora, nel caso specifico, non può non rilevarsi come rispetto al progetto originario assentito ed approvato, siano emerse oggettivamente difformità e che tali difformità non sono contenute in nessuna perizia di variante.

Proprio in merito alla concessione del contributo era statuito espressamente l’obbligo del Comune di riapprovare il progetto qualora fossero intervenute modifiche apportate in sede istruttotria attraverso la redazione di una perizia di variante. In altri termini, precisa il Collegio contabile, la mancata stesura della perizia di variante, alla luce delle modifiche apportate dalla Direzione dei Lavori in fase di esecuzione delle opere di che trattasi, appare del tutto inammissibile e foriera di danno erariale, né può avere favorevole ingresso la possibilità di coinvolgere la giunta comunale che ne aveva successivamente approvato gli elaborati modificati, in quanto se vi fosse stata una perizia di variante la stessa avrebbe dovuto obbligatoriamente essere redatta prima dell’appalto dei lavori.

Sulla base, pertanto, della documentazione versata va confermata la condanna del direttore dei lavori e del RUP i quali sono venuti meno, con colpa grave, ai propri obblighi di servizio creando un pregiudizio derivante dalla perdita dei finanziamenti. In particolare il Direttore dei Lavori ha certamente una responsabilità maggiore, in quanto ha omesso gravemente atti del suo ufficio, di cui aveva specifico obbligo giuridico contrattuale e che doveva eseguire puntualmente (esempio la redazione di Perizia di variante prima dell’appalto dei lavori), mentre il Responsabile dell’Ufficio tecnico e RUP (pur privo, a suo dire, di competenze tecniche, ma, comunque, addetto ad un settore tecnico, la cui relativa ignoranza non ammette scusanti) ha omesso i puntuali controlli sullo stato di fatto, limitandosi a verifiche parziali, insufficienti e ad autorizzare i pagamenti dei SAL, confidando sulla ‘virtuale’ (non provata) effettuazione di tutti i lavori autorizzati, secondo regola d’arte.

 

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