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10/12/2018 10:15
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Revoca illegittima se cambia il giudizio sull’interesse a bandire la gara

di Michele Nico

Sentenza del Tar Lazio n. 2517/2018

L’atto di aggiudicazione definitiva della gara può essere revocato per una nuova valutazione dell’interesse pubblico originario, fermo restando l’obbligo di indennizzo per il pregiudizio arrecato ai soggetti direttamente interessati.

 

Attenendosi a un orientamento giurisprudenziale in tal senso, il Tar Lazio - sezione III - con la sentenza n. 2517/2018desume il principio sopra enunciato dal fatto che l’articolo 30, comma 8, del Dlgs 50/2016 (codice dei contratti) prevede espressamente che «alle procedure di affidamento e alle altre attività amministrative in materia di contratti pubblici si applicano le disposizioni di cui alla legge 7 agosto 1990 n. 241» tra le quali, per l’appunto, l’articolo 21 in tema di revoca del provvedimento.

La revoca

Posto che il principio si riferisce all’atto di aggiudicazione definitiva, è evidente che la facoltà di revoca – in presenza dei presupposti che la giustificano – può essere esercitata soltanto nella fase procedimentale in cui tale atto esplica i suoi effetti, ossia fino alla stipula del contratto che consolida una situazione giuridica di diritto perfetto in capo al soggetto terzo.

Ciò non toglie che, nel caso specifico, la stazione appaltante si trovi a fare ricorso all’istituto dell’autotutela in uno stadio avanzato del procedimento di selezione del contraente, di modo che s’impone una speciale cautela nell’adozione delle relative determinazioni con la conseguente necessità di «un’approfondita motivazione circa l’interesse pubblico perseguito, dovendo esso emergere con assoluta chiarezza e linearità».

La vicenda

Nella vicenda, il contenzioso sorge rispetto a una procedura di gara indetta dall’Istituto poligrafico zecca dello Stato spa, suddivisa in due lotti omogenei e avente per oggetto l’affidamento della fornitura di bollini ottici farmaceutici autoadesivi a numerazione progressiva, da apporre sulle confezioni dei medicinali immessi in commercio in Italia.

La commessa rientra a pieno titolo nell’oggetto sociale dell’Ipzs, al quale l’articolo 2, comma 1, della legge 559/1966 assegna vari compiti istituzionali, tra cui appunto «la produzione e la fornitura della carta, delle carte valori, degli stampati e delle pubblicazioni anche su supporti informatici, nonché dei prodotti cartotecnici per il fabbisogno delle amministrazioni dello Stato».

Con il bando di gara l’Istituto provvede a esternalizzare una parte della produzione dei bollini ottici farmaceutici pari a circa il 15% dell’intero fabbisogno del mercato previsto per il 2016, a fronte della scelta di esternalizzare progressivamente per intero la produzione, secondo quanto previsto dal piano industriale 2015-2017.

Dopo l’aggiudicazione definitiva del primo lotto, tuttavia, l’Istituto ritorna sui suoi passi a causa di una rivalutazione dei presupposti che hanno indotto l’ente a bandire la gara, ossia, segnatamente, in ragione di un rapido incremento della propria capacità produttiva presso alcuni stabilimenti ubicati sul territorio nazionale.

Essendo venuto meno l'interesse alla fornitura dei prodotti per cui la gara era stata indetta, l’Ipzs dà avvio al procedimento di revoca in autotutela della procedura, ivi compreso l’atto di aggiudicazione definitiva del primo lotto.

Tra le motivazioni della revoca l’Ipzs indica la circostanza che è stato portato a termine il processo di internalizzazione della produzione dei bollini in attuazione delle previsioni del piano industriale, con il raggiungimento di una capacità produttiva in grado di soddisfare totalmente le richieste provenienti dalle aziende farmaceutiche.
A causa di ciò, nel sopravvenuto contesto organizzativo l’internalizzazione dell’attività può meglio garantire il controllo diretto dell’ente sull’intero ciclo produttivo, assicurando una maggiore tutela di interessi pubblici primari come la prevenzione di frodi nel commercio di prodotti farmaceutici; la tracciabilità del farmaco e il monitoraggio della spesa pubblica.

A fronte di tutto questo i giudici ritengono che sia legittima la scelta operata dall’ente di assorbire, se pure dopo l’aggiudicazione della fornitura, anche la quota di produzione inizialmente messa a gara.

Di qui il rigetto del ricorso e della domanda di risarcimento del danno, stante il legittimo ricorso alla procedura di revoca in base all’articolo 21-quinquies della legge 241/1990, senza che ciò escluda, per altro verso, la possibilità di configurare un’istanza di indennizzo secondo quanto previsto dalla medesima norma, che spetta a prescindere dall’illegittimità della revoca, in quanto fondato sul legittimo affidamento riposto dall’aggiudicatario in ordine alla conclusione della gara con la stipula del contratto.

 

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