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20/09/2018 11:39
Home Articoli Pubblica Amministrazione TAR LOMBARDIA – MILANO, SEZ. III – sentenza 28 febbraio 2018 n. 595

TAR LOMBARDIA – MILANO, SEZ. III – sentenza 28 febbraio 2018 n. 595

1. Giurisdizione e competenza – Contratti della P.A. – Revisione dei prezzi – Controversie in materia – Giurisdizione esclusiva del G.A.

2-3. Contratti della P.A. – Contratti di durata – Revisione dei prezzi – Finalità – Individuazione.

4-5. Contratti della P.A. – Contratti di durata – Revisione dei prezzi – Applicabilità solo alle proroghe contrattuali – Inapplicabilità agli atti successivi al contratto originario – Fattispecie.

6. Contratti della P.A. – Contratti di durata – Revisione dei prezzi – Ratio dell’istituto – Individuazione.

7. Contratti della P.A. – Contratti di durata – Revisione dei prezzi – Interessi di mora per ritardato pagamento – Spettano- Rivalutazione monetaria – Non spetta.

1. Ai sensi dell’art. 133 comma 1 lett. e.2), c.p.a. le controversie in tema di revisione prezzi sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo sia che la contestazione riguardi la spettanza della stessa, sia l’esatto suo importo come quantificato dal concreto provvedimento applicativo (1).

2. Con la previsione dell’obbligo di revisione del prezzo di un appalto di durata su base periodica il legislatore ha inteso munire i contratti di forniture e servizi di un meccanismo che, a cadenze determinate, comporti la definizione di un “nuovo” corrispettivo per le prestazioni oggetto del contratto, conseguente alla dinamica dei prezzi registrata in un dato arco temporale, con beneficio per entrambi i contraenti, in quanto incidente sull’equilibrio contrattuale. In tal modo, da un lato l’appaltatore vede ridotta, anche se non eliminata, l’alea propria dei contratti di durata, dall’altro la stazione appaltante vede diminuito il pericolo di un peggioramento della qualità o quantità di una prestazione, divenuta per l’appaltatore eccessivamente onerosa o, comunque, non remunerativa (2).

3. La previsione di cui all’art. 115 del codice dei contratti pone ex lege un rimedio manutentivo, in funzione del mantenimento dell’equilibrio economico del contratto, per la gestione di sopravvenienze giuridicamente rilevanti intervenute nel corso dell’esecuzione del rapporto contrattuale (3).

4. La revisione dei prezzi si applica solo alle proroghe contrattuali, previste come tali ab origine negli atti di gara ed oggetto di consenso a monte nonché note ai concorrenti della procedura selettiva per l’affidamento del contratto originario (e quindi coinvolte nell’offerta economica da costoro presentata), ma non anche negli atti successivi al contratto originario, con i quali, mediante specifiche manifestazioni di volontà, è stato dato corso tra le parti a distinti, nuovi ed autonomi rapporti giuridici, pur se di contenuto identico a quello originario in merito alla remunerazione del servizio, senza che sia stata avanzata alcuna proposta di modifica del corrispettivo, che pure la parte privata era libera di formulare, nel contesto di un rinnovato esercizio dell’autonomia negoziale, attraverso cui vengono liberamente pattuite le condizioni del rapporto (4).

5. L’impresa che ha beneficiato di una speciale ed autonoma valutazione della stazione appaltante e che si compendia nella possibilità di rinnovo del contratto senza gara a condizione di un prezzo concordato, non può poi pretendere di applicare allo stesso contratto il meccanismo della revisione dei prezzi, che condurrebbe ad effetti del tutto opposti rispetto al corrispettivo pattuito per la prosecuzione (extra ordinem) del rapporto contrattuale (5).

6. La “ratio” dell’istituto della revisione – dal punto di vista dell’appaltatore – è quello di tenere indenni gli appaltatori delle amministrazioni pubbliche da quegli aumenti dei prezzi dei fattori della produzione che, incidendo sulla percentuale di utile stimata al momento della formulazione dell’offerta, potrebbero indurre l’appaltatore a svolgere il servizio o ad eseguire la fornitura a condizioni deteriori rispetto a quanto pattuito o, addirittura, a rifiutarsi di proseguire nel rapporto, con inevitabile compromissione degli interessi pubblici (6). Deve quindi ritenersi che la revisione dei prezzi sia giustificata solo in relazione allo squilibrio (effettivamente determinatosi) dei costi (concretamente sostenuti) che incidono sull’utile di impresa (7). In tale ottica non può che farsi riferimento a costi le cui oscillazioni. in aumento non solo non siano prevedibili ma anche non siano imputabili all’imprenditore.

7. Data la natura di debito di valuta propria del compenso a titolo di revisione dei prezzi in materia di contratti ad esecuzione periodica o continuativa, lo stesso è soggetto alla corresponsione degli interessi di mora per ritardato pagamento, dal momento in cui sono dovuti e sino all’effettivo soddisfo, in applicazione del d.lg. 9 ottobre 2002 n. 231, di attuazione della Direttiva n. 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento della P.A. nelle transazioni, mentre non è dovuta la rivalutazione monetaria, in mancanza della prova da parte dell’impresa creditrice di aver subito un danno maggiore dell’importo corrispondente agli interessi legali (8).

 

 

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