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10/12/2018 09:40
Home Articoli Appalti Direttore dei lavori e responsabile del procedimento: responsabilità concorrente se l'opera pubblica è realizzata male

Direttore dei lavori e responsabile del procedimento: responsabilità concorrente se l'opera pubblica è realizzata male

di Carmelo Battaglia e Domenico D'Agostino

Con la sentenza n. 372/2017la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la regione Calabria ha affermato che, nell’ipotesi di mancata realizzazione o, comunque, inutilizzabilità di un’opera pubblica ...

deve essere affermata la concorrente responsabilità del direttore dei lavori e del responsabile del procedimento, in quanto gli stessi sono tenuti a garantire e a controllare la corretta realizzazione dell’opera e la messa a disposizione in favore della collettività.

Orientamento del giudice contabile

In particolare, la sezione ha precisato che in queste fattispecie la decorrenza del termine di prescrizione deve essere individuata nel momento in cui la condotta viene scoperta in tutte le sue componenti, oggettive e soggettive, che può ad esempio coincidere con la data di emissione del decreto di convalida del sequestro preventivo dei luoghi, disposto per la particolare pericolosità della medesima opera pubblica.

La questione posta al vaglio del Collegio attiene a un’ipotesi di danno erariale relativa al mancato completamento di un’arteria viaria.

La Corte dapprima chiarisce i termini di decorrenza della prescrizione del danno erariale e, nella consapevolezza che un problema costantemente vagliato dalla giurisprudenza è quello del dies a quo del termine prescrizionale, problema che indubbiamente scaturisce dal fatto che il dato testuale lo fa coincidere con la “verificazione” del fatto dannoso, richiama l’intervento delle sezioni Riunite (sentenza n. 62/A del 25 ottobre 1996), dopo il quale la giurisprudenza contabile è, ormai, unanime nel ritenere che, qualora la condotta illecita e l’effetto dannoso siano distanziati nel tempo, è questo secondo momento che rileva, in quanto prima di esso il Procuratore non avrebbe alcun interesse ad agire.

Peraltro, è noto che detto criterio della verificazione del “fatto dannoso”, tuttavia, non è sufficiente nell’ipotesi di occultamento doloso del danno.

Il legislatore, infatti, nella testé richiamata disposizione, continua affermando “(…) in caso di occultamento doloso del danno, (la prescrizione inizia a decorrere) dalla data della sua scoperta”.

Osservazioni finali

Il direttore dei lavori e il responsabile del procedimento hanno le competenze e conoscenze tecniche per essere destinatari dell’obbligo giuridico di riferire all’amministrazione appaltante tutte le carenze progettuali e di realizzazione che impediranno all’opera di essere completata, ovvero di essere idonea all’utilizzazione.

Tale obbligo di comunicazione è indiscusso ove si consideri che il direttore dei lavori è tenuto, in virtù delle competenze tecniche di cui deve essere in possesso per l’incarico affidatogli, ad una diligentia quam in concreto, da esplicare per l’accertamento della conformità sia della progressiva realizzazione dell’opera al progetto, sia alle regole della tecnica e dell’arte, con la conseguenza che egli non si sottrae a responsabilità ove ometta di vigilare e di impartire le opportune disposizioni al riguardo, nonché di controllarne l’ottemperanza da parte dell’appaltatore ed, in difetto, di riferirne al committente.

Il direttore dei lavori esercita in luogo del committente quei medesimi poteri di controllo sull’attuazione dell’appalto che questi ritiene di non poter svolgere di persona. Ma anche il responsabile del procedimento ha l’obbligo di fornire all’amministrazione appaltante tutte le informazioni relative alle principali fasi di svolgimento dell’opera e, soprattutto, di mettere l’amministrazione in condizione di conoscere se l’esecuzione dell’opera appaltata è coerente con la spesa stanziata.

In sostanza, direttore dei lavori e responsabile del procedimento rispondono tanto per comportamenti commissivi quanto per atteggiamenti omissivi, ovviamente a titolo di dolo, ma anche a titolo di colpa, quando non attuino in concreto tutti gli atti e le attività idonei e opportuni, tanto dal punto vista tecnico che giuridico, al fine di consentire che l’opera pubblica sia realizzata nella sua interezza e che sia funzionale e fruibile per il pubblico interesse.

E ovviamente rispondono per negligenza, imprudenza e imperizia valutate non secondo lo standard medio del “buon padre di famiglia”, bensì alla luce del criterio della colpa qualificata propria e tipica di un operatore professionale.

 

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