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17/07/2018 21:06
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Direttori lavori, incarichi dopo il collaudo

Il direttore dei lavori non potrà accettare incarichi dall' impresa di costruzioni fino al collaudo; se ha incarichi in corso li deve segnalare alla stazione appaltante che deciderà sulla loro incidenza e rilevanza.

E' questo uno dei punti del decreto sulla direzione lavori e sulla contabilità dei lavori che è stato inviato dalla presidenza del Consiglio dei ministri alla camera per il parere di rito, prima dell' invio al Consiglio di stato.

Le commissioni parlamentari si possono infatti esprimere, ancorché a camere sciolte: è stato infatti chiarito che sono ricevibili gli atti trasmessi dal governo e che quindi è consentita alle commissioni, per prassi costante, l'espressione di pareri, ai sensi degli articoli 96-ter e 143, comma 4, del regolamento della camera. Stessa cosa al senato.

Nel merito il provvedimento, che ha la forma di un decreto ministeriale, sulla base di una proposta dell 'Anac, l ' Authority anticorruzione, sostituirà le disposizioni regolamentari del dpr 207/2010 (ancora provvisoriamente in vigore) sulla direzione e contabilità dei lavori.

Fra i diversi punti trattati anche quello sulle incompatibilità del direttore dei lavori cui sarà precluso, dal momento dell' aggiudicazione e fino al collaudo, di accettare nuovi incarichi professionali dall' esecutore. Sugli incarichi già in essere il testo precisa che la compresenza di un rapporto con l' impresa non è, in sé, elemento ostativo allo svolgimento dell' incarico di direzione lavori.

Il direttore dei lavori, una volta conosciuta l' identità dell' impresa aggiudicataria, deve però segnalare l' esistenza di rapporti in corso con l' impresa; sarà poi onere della stazione appaltante valutare «l' incidenza di detti rapporti sull' incarico da svolgere». Il parametro da adottare per questa valutazione è quello indicato al comma 4 dell' articolo 42 del codice che rinvia, anche per la fase di esecuzione del contratto, alle incompatibilità normativamente previste per la fase di aggiudicazione dell' appalto o della concessione.

La stazione appaltante dovrà quindi valutare se il rapporto in corso fra direttore dei lavori e impresa, «direttamente o indirettamente», possa «essere percepito come una minaccia alla sua imparzialità e indipendenza» nel contesto della fase di esecuzione. In caso di mancata astensione dall' assunzione dell' incarico, se il direttore dei lavori è interno alla stazione appaltante, l' articolo 42, fatte salve le ipotesi di responsabilità amministrativa e penale, prevede che scatti la responsabilità disciplinare a carico del dipendente pubblico.

Importante è anche la parte del testo che definisce la materia delle varianti in corso d' opera, disciplinate in via generale dall' articolo 106 del codice dei contratti pubblici (modifiche ai contratti in corso). In particolare per le varianti che non superano il 20% del valore del contratto viene prevista la stipula di un «atto di sottomissione» dell' impresa per eseguire o non eseguire (con motivato dissenso) i lavori di cui alla perizia di variante, ma senza obbligo di eseguire i lavori alle stese condizioni del contratto originario, il che sembra aprire alla possibilità, per esempio, di fissare nuovi prezzi.

fonte: Italia Oggi - Appalti territorio e ambiente

 

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