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17/07/2018 21:05
Home Articoli Pubblica Amministrazione Danno erariale se il Comune affida gratuitamente un'area ad una ditta, senza adeguata motivazione

Danno erariale se il Comune affida gratuitamente un'area ad una ditta, senza adeguata motivazione

di Giuseppe Nucci

Non può escludersi a priori la possibilità di concessione a terzi, in uso gratuito, di beni immobili facenti parte del patrimonio disponibile di un Comune, potendola ammettere nei casi in cui risulti adeguatamente dimostrata la finalità pubblicistica e l’utilità sociale della decisione assunta.

Risulta però indispensabile che la decisione venga assunta ponderando tutti gli aspetti coinvolti, anche economici, al fine di evitare che, con la giustificazione di perseguire interessi pubblici, si finisca con il favorire interessi privati e, ove ciò non accada, è ipotizzabile un danno erariale.

È questo il principio affermato dalla sentenza n. 424/2017 della Corte dei conti, Sezione per il Campania.

Le due ipotesi di danno

La Procura contabile chiamava in giudizio alcuni dipendenti di un Comune per un danno erariale di euro 551.591,96, risultante da due diverse fattispecie di danno:

· euro 34.836,63 in relazione all’affidamento gratuito, senza alcuna gara, ad una società privata di un’area comunale attrezzata ad isola ecologica, che si sarebbe fatta carico dei costi di gestione ed avrebbe percepito le entrate derivanti dalla differenziazione dei rifiuti normalmente di pertinenza dei Comuni;

· euro 516.755,33 per l’alienazione di immobili di proprietà comunale ad un prezzo inferiore a quello dovuto.

Il Giudice contabile, sulla seconda situazione, statuiva la prescrizione e pertanto si soffermava sulla prima fattispecie per la quale accoglieva la richiesta dell’organo requirente.

L’affidamento gratuito dell’area comunale attrezzata come isola ecologica

Secondo il Giudice contabile, la procedura espletata era illegittima in quanto il Comune ha disposto sostanzialmente il comodato dell’area attrezzata in assenza di una concreta valutazione e ponderazione dei relativi aspetti finanziari e, inoltre, non vi era alcun riferimento all’impossibilità di gestire la struttura in argomento con personale comunale.
La giurisprudenza contabile non esclude del tutto la possibilità di concessione a terzi, in uso gratuito, di beni immobili facenti parte del patrimonio disponibile dell’Ente locale, ammettendola in casi in cui risulti adeguatamente dimostrata la finalità pubblicistica e l’utilità sociale della decisione assunta ma ciò, nel caso di specie, non è avvenuto.
Inoltre non sono risultate sussistenti le condizioni della «insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali» (articolo 1, comma 1, della legge n. 20 del 1994) atteso che non è in discussione l’opportunità della scelta operata ma la relativa legittimità.

In conclusione, in rapporto alla disciplina in tema di gestione e valorizzazione del patrimonio pubblico, l’illegittimità della procedura non deriva tanto dalla decisione di dare in comodato una struttura comunale, soluzione consentita in presenza dei presupposti più volte indicati dalla giurisprudenza contabile, ma dall’aver assunto tale decisione in assenza di una adeguata valutazione e ponderazione dei vari aspetti, anche di contenuto economico, coinvolti.

Il comodato di un bene di proprietà pubblica, costituendo una deroga al principio generale della redditività del patrimonio pubblico, deve costituire uno strumento per perseguire esclusivamente interessi pubblici.

Nella fattispecie in esame, invece, si riscontra il mancato versamento di un canone di locazione a fronte di spese che non risultano adeguatamente documentate e valutate e di non irrilevanti introiti percepiti dal soggetto privato (e non dal Comune) per effetto della differenziazione dei rifiuti.

Un secondo motivo di illegittimità della predetta deliberazione e degli atti conseguenti, secondo la Sezione campana della Corte dei conti, è individuabile nella violazione della disciplina in materia di appalti in quanto la concessione dell’area ha determinato l’affidamento diretto di un servizio in assenza dei presupposti richiesti dal Dlgs n.163 del 2006: in sostanza è pacifico che la procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara costituisce una modalità operativa eccezionale poiché l’individuazione del contraente nei contratti pubblici avviene, in via ordinaria, mediante gara pubblica, mentre la procedura negoziata può essere utilizzata solo nelle situazioni tassativamente individuate dal Codice dei contratti pubblici.

In conclusione il danno veniva ripartito nella misura del 50% sul Responsabile dell’Area igiene ed ecologia che aveva espresso parere tecnico favorevole alla deliberazione di Giunta comunale mentre la restante quota del danno veniva distribuita, in parti uguali, tra gli altri dieci protagonisti della vicenda: Sindaco, Vicesindaco, 5 Assessori, Segretario generale e due dirigenti.

 

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