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22/11/2017 15:42
Home Articoli PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Incentivi per funzioni tecniche: impossibile applicare il "principio dell'omogeneità delle basi di confronto"

Incentivi per funzioni tecniche: impossibile applicare il "principio dell'omogeneità delle basi di confronto"

Posto che ancora recentemente la Sezione delle Autonomie della Corte dei conti ha ribadito che gli incentivi per funzioni tecniche di cui all’art.113, comma 2 del Codice dei contratti pubblici

- diversamente da quelli a suo tempo previsti dall’art. 93, comma 7- bis, del d.lgs. n. 163 del 2006 - sono da includere nel tetto dei trattamenti accessori (si v. la delibera n. 24/SEZAUT/2017/QMIG), è possibile, sulla base del principio di carattere generale dell'omogeneità delle basi di confronto, rivisitare il fondo dell’anno base (oggi il 2016) in modo da includervi le risorse destinate in quell’anno ai cd. “incentivi alla progettazione” anche se, in base all'interpretazione allora vigente, tali risorse erano da considerarsi fuori dei vincoli imposti al fondo?

 

Secondo la Sezione regionale di controllo della Corte dei conti dell’Emilia Romagna, NO.

Come in proposito affermato dalla Sezione nella deliberazione n. 152/2017/PAR, infatti, il principio in riferimento, elaborato dalla giurisprudenza contabile con riguardo alle spese per il personale, ha considerato – fra l’altro - ammissibili, con definizione che questo Collegio condivide: “operazioni di riquantificazione della spesa corrente atte a garantire ex post la comparabilità dei dati della serie storica, operando in tal modo correttivi idonei a neutralizzare, ai fini della verifica dell’andamento del rapporto fra i due aggregati di spesa considerati dalla norma in questione, le conseguenze distorsive derivanti dall’applicazione di diversi criteri di contabilizzazione per il medesimo fatto gestionale ugualmente verificatosi in diverse annualità prese a riferimento ed a ricondurre ad omogeneità, così facendo, i dati relativi alle grandezze da comparare” (deliberazione della Sezione di controllo per la Lombardia n. 97/2016/QMIG).

Nel caso prospettato, invece, non sussiste l’ipotesi di diversi criteri di contabilizzazione da ricondurre ad omogeneità poiché, per quanto considerato, manca il decisivo riferimento al “medesimo fatto gestionale ugualmente verificatosi in diverse annualità” in quanto le due tipologie di incentivi esaminate non sono pienamente sovrapponibili, come deliberato e confermato dai richiamati pronunciamenti della Sezione delle Autonomie nel formale esercizio della propria funzione nomofilattica.

Va anche rimarcato, al riguardo, che risulterebbe singolare inserire, ora per allora, dei dati “virtuali” nel fondo per il 2015 attinenti un istituto, quello degli incentivi per funzioni tecniche, venuto ad esistenza giuridica solo nel 2016 e che l’esigenza, di rendere omogeneo il confronto fra i dati (anche se- come accennato- nel caso di specie tale esigenza non ricorre) non può comunque spingersi al punto di snaturare il valore precettivo della norma di riferimento, in concreto consistente nel divieto di oltrepassare l’ammontare della spesa per il trattamento accessorio dei pubblici dipendenti effettivamente sostenuta nell’esercizio precedente, con l’introduzione di criteri capaci di alterare il dato effettivo della spesa in ragione di astratte esigenze di confronto tra le singole poste contabili che determinano la base di calcolo ( nel senso la Sezione regionale di controllo per la Campania - Del/ Par n.22/ dell’ottobre 2006).

Tale assunto acquisisce ulteriore, incisiva pregnanza quando lo si consideri alla luce delle statuizioni espresse dalla Corte Costituzionale nella propria sentenza n. 218 del 2015 che, in punto di misure di contenimento della spesa per il personale di Regioni ed enti locali - fra cui rientra quella in esame – ha affermato come tali disposizioni “perseguono l’obiettivo di contenere entro limiti prefissati una delle più frequenti e rilevanti cause del disavanzo pubblico, costituita dalla spesa complessiva per il personale (sentenze n. 4/2004 e n. 169/2007).

Tale obiettivo, pur non riguardando la generalità della spesa corrente, ha tuttavia «rilevanza strategica ai fini dell’attuazione del patto di stabilità interno, e concerne non una minuta voce di spesa, bensì un rilevante aggregato della spesa di parte corrente, nel quale confluisce il complesso degli oneri relativi al personale» (sentenza n. 169 del 2007)”.

Rispetto all’interpretazione proposta dalla Provincia , va anche ricordato come ancora la Sezione delle Autonomie, nella propria deliberazione n. 28/SEZAUT/2015/QMIG affermi: “questa Sezione ha ripetutamente esposto (si vedano, al riguardo, le deliberazioni n. 25/2014, n. 27/2013 e n. 6/2012) le ragioni che inducono a privilegiare interpretazioni il più̀ possibile aderenti al tenore letterale delle norme rispetto a soluzioni ermeneutiche additive o derogatorie, anche se queste ultime potrebbero essere ritenute comprensibili ove ci si trovi in presenza di evidenti lacune, imprecisioni tecniche e difetti di coordinamento delle norme… la mutevolezza della normativa “costringe” l’interprete, che non voglia pretendere di sostituirsi al legislatore, a “ricostruire” dopo ogni intervento di quest’ultimo il quadro giuridico entro il quale devono muoversi gli operatori, nel tentativo di fornire indicazioni rispettose della lettera e della “ratio legis” e dotate di intrinseca coerenza logica”.

Alla luce di tutto quanto esposto si considera che una valutazione improntata alla prudenza ed alla misura, ulteriormente sollecitata dal particolare che il parere richiesto riguarda la delicata materia di contenimento della spesa per il personale - ovvero disposizioni di natura cogente e di stretta interpretazione che rispondono a imprescindibili esigenze di riequilibrio della finanza pubblica- debba ritenere non applicabile al caso di specie il “principio dell’omogeneità delle basi di confronto” che, peraltro, quando concretamente impiegato nelle diverse declinazioni possibili, non mancherebbe di determinare conseguenze o non conformi alla legge o non logiche e lineari (vds.al riguardo le puntuali considerazioni della deliberazione n.58/2017/QMIG della Sezione regionale di controllo per la Liguria).

 

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