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22/11/2017 15:47
Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA Piano periferie, Gentiloni firma la delibera Cipe che sblocca gli ultimi 800 milioni

Piano periferie, Gentiloni firma la delibera Cipe che sblocca gli ultimi 800 milioni

di Alessandro Arona

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha firmato nei giorni scorsi la delibera Cipe del 7 agosto scorso che assegna operativamente gli ultimi 800 milioni di euro per il piano periferie da 2,1 miliardi complessivi di finanziamenti statali. Si tratta per la precisione di 798 milioni di euro dal Fondo Fsc, che andranno per l'80% a Comuni e città metropolitane del Sud e Isole e il 20% a Comuni del Centro-Nord, scelti comunque nella graduatoria del dicembre 2016, tra i 96 che non sono rienrati nella prima tranche da 24 (firma dei protocolli di intesa del 7 marzo scorso).

In realtà si pensava che la vicenda di questi 798 milioni fosse chiusa, che i soldi fossero cioè pienamente disponibili dopo la prima delibera sul tema, la 2/2017 del 3 marzo scorso. La delibera assegnava i 798 milioni, di cui 603,9 ai Comuni del Sud in graduatoria e 194,27 mln ai Comuni del centro-nord, stabilendo che 160 dei 798 milioni rappresentavano l'assegnazione finanziaria 2017. A ben leggere, però, al punto 2, già si diceva che una successiva delibera Cipe, in base al cronoprogramma di spesa comunicato dai Comuni, e in particolare al facbbisogno annuo di cassa, avrebbe stabilito l'articolazione dei finanziamenti negli anni successivi al 2017. Questo ha fatto la delibera del 7 agosto, che in base ai soliti tempi lunghi del dopo Cipe, parte ora per la Corte dei Conti.

Dopo la formalizzazione della delibera da parte del Dipe, infatti, serve un visto contabile della Ragioneria dello Stato (Mef), un passaggio che di fatto è un via libera finale che si riserva il Ministero dell'Economia, dopo quello "preventivo" prima di portare una decisione alla seduta del Comitato interministeriale. Un doppio passaggio che la presidenza del Consiglio, ai tempi di Renzi premier, tentò - senza successo - di eliminare.

Dopo l'ok della Ragioneria il premier firma la delibera, che va alla registrazione della Corfte dei Conti e poi in Gazzetta.

Dopo la pubblicazione si potranno firmare i protocolli di intesa tra Gentiloni e i 96 sindaci di Comuni capoluoghi e città metroplitane, per assegnare tutti gli 1,6 miliardi di euro mancanti (gli altri 800 arrivano dal Dpcm ex fondo Investimentiandato in Gazzetta già a fine giugno, ma occorre aspettare lo sblocco completo dei fondi, per incrociare i fondi Fsc, che andranno all'80% al Sud, e quelli ex Fondo Investiementi, che andranno "flessibilmente" a colmare i buchi, cioè in buona parte al Centro Nord).

Dunque ora si punta alla fine di novembre per la firma dei 96 protocolli mancanti, esattamente a un anno dalla promesso fatta da Renzi all'assemblea dell'Anci: «Finanzieremo tutti i progetti mancanti mettendo gli 1,6 miliardi di euro che mancano»).

In realtà c'è ancora un'incognità. Alla presidenza del Consiglio temono che, una volta sbloccati gli ultimi 798 milioni, sia necessario un ulteriore Dpcm che contenga la graduatoria dei 96 progetti mancanti e a fianco l'assegnazione dei fondi e la fonte. Sarebbe un defatigante ulteriore passaggio burocratico che rallenterebbe la firma dei 96 protocolli di un altro paio di mesi (la prima previsione, fra l'altro, a fine giugno, era che si potessere firmare i protocolli già a settembre). A Palazzo Chigi si lavora per evitare questo ulteriore Dpcm.

Nel frattempo, sulla prima tranche di fondi (24 progetti, 500 milioni statali e 1.165 milioni totali di investimento) gli uffici di Palazzo Chigi (la segreteria tecnica nominata ad hoc il 13 marzo scorso) stanno esaminando i progetti (definitivi ed esecutivi) inviati il 3 luglio (salvo 5 o 6 che hanno avuto una proroga). L'esame è ancora in corso.

 

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