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17/10/2017 05:51
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Varianti e soluzioni migliorative nelle gare di appalto

Sulla necessità di distinguere le varianti e le soluzioni migliorative proposte dalle ditte partecipanti alla gara.

In linea generale, a norma dell’art. 95, comma 14, lett. a), del D.Lgs n. 50/2016, il bando di gara deve prevedere se siano autorizzate o richieste varianti al progetto esecutivo; in mancanza di tale espressa previsione, le varianti si intendono non autorizzate.

 

In materia di gare di appalto, le “soluzioni migliorative” si differenziano dalle “varianti”, perché le prime possono liberamente esplicarsi in tutti gli aspetti tecnici lasciati aperti a diverse soluzioni sulla base del progetto posto a base di gara ed oggetto di valutazione dal punto di vista tecnico, rimanendo comunque preclusa la modificabilità delle caratteristiche progettuali già stabilite dall’Amministrazione; le seconde, invece, si sostanziano in modifiche del progetto dal punto di vista tipologico, strutturale e funzionale, per la cui ammissibilità è necessaria una previa manifestazione di volontà della stazione appaltante, mediante preventiva previsione contenuta nel bando di gara e l’individuazione dei relativi requisiti minimi che segnano i limiti entro i quali l’opera proposta dal concorrente costituisce un aliud rispetto a quella prefigurata dalla pubblica amministrazione.

Ne deriva che possono essere considerate proposte migliorative tutte quelle precisazioni, integrazioni e migliorie che sono finalizzate a rendere il progetto prescelto meglio corrispondente alle esigenze della stazione appaltante, senza tuttavia alterare i caratteri essenziali delle prestazioni richieste (Cfr. Cons. Stato, sez. V, 16 aprile 2014, n. 1923; Cons. Stato, sez. V, 10 gennaio 2017, n, 42).

Le valutazioni della commissione giudicatrice in ordine all’idoneità tecnica dell’offerta dei partecipanti alla gara sono espressione di un potere di natura tecnico-discrezionale a carattere complesso cui non possono essere contrapposte le valutazioni di parte, con la conseguenza che il Giudice Amministrativo esercita su tali valutazioni un sindacato estrinseco, nei limiti cioè della manifesta irragionevolezza (Cfr. Cons. Stato, sez. V, 16 gennaio 2017 n. 99; Cons. Stato, sez. IV, 10 marzo 2014, n. 1085).

TAR PUGLIA – LECCE, SEZ. III – sentenza 2 ottobre 2017 n. 1557.

 

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