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17/10/2017 05:57
Home Articoli Appalti L'opzione sul rinnovo della fornitura non vincola la stazione appaltante anche se è prevista dal contratto

L'opzione sul rinnovo della fornitura non vincola la stazione appaltante anche se è prevista dal contratto

di Stefano Usai

È legittimo che la stazione appaltante preveda negli atti di gara la possibilità di rinnovare la fornitura (o il servizio) ma non può ritenersi obbligata ad attivare l'opzione di prosecuzione.

Il giudice del Tar Lazio, con la sentenza n. 9719/2017, ritorna sul tema, quello della possibilità di utilizzare il rinnovo “espresso” – ovvero già previsto nel bando di gara - non ancora definitivamente chiarito.

Le richieste del ricorrente

Il ricorrente, nell'ambito di una articolata vicenda, ha impugnato la gara indetta dal ministero dell'Interno «per la fornitura di materiale di vestiario, equipaggiamento speciale ed armamento per le esigenze del personale della Polizia di Stato (…) per un valore totale di appalto pari a 6.925.000,00 euro Iva esclusa, suddivisa in n. 7 lotti».

Il ricorso viene fondato, sostanzialmente, sulla pretesa del ricorrente che la stazione appaltante azionasse l'opzione del rinnovo espressamente declinata nel precedente contratto d'appalto. Clausola che prevedeva la possibilità del Ministero di stipulare «appositi atti aggiuntivi» per «ulteriori 40.000 beni della medesima tipologia» appaltata «agli stessi termini e condizioni, ai sensi dell'art. 29, comma 1, del Dlgs. 163/2006» (ora nell'articolo 35 del nuovo codice dei contratti).

Il comportamento della stazione appaltante, sempre secondo il ricorrente, era da ritenersi «illegittimo, in quanto, anziché procedere al rinnovo, essa ha indetto una nuova gara avente il medesimo oggetto, senza fornire alcuna motivazione, pur avendo ingenerato un affidamento nella ricorrente, la quale, nel formulare l'offerta, avrebbe considerato la fornitura di 80.000, e non già di 40.000 cinturoni, computando, perciò, anche la fornitura che si sarebbe assicurata col rinnovo».

La decisione

Il giudice non condivide le ragioni evidenziate nel ricorso. Con la decisione di avviare una procedura ordinaria per acquisire la fornitura in luogo di azionare l'opzione del rinnovo, la stazione appaltante ha esercitato le proprie ordinarie prerogative.

In questo modo ha inteso assicurare «il massimo confronto concorrenziale, conforme ai principi di derivazione europea, per assicurarsi la fornitura in questione».
L'opzione del rinnovo, infatti, non vincola in alcun modo l'amministrazione che può decidere di non darvi corso preferendo ritornare sul mercato e quanto, del resto, risultava chiaro fin dal momento dell'indizione della procedura di gara aggiudicatasi dal ricorrente.

Secondo una affermazione che ha i connotati di un principio generale, si puntualizza nella sentenza che l'amministrazione nel momento in cui prevede opzioni di prosecuzione del contratto (sia il rinnovo, proroghe o la stessa ripetizione) non assume alcun impegno risultando «pienamente libera se procedere in tal senso, ma previa stipula di atti aggiuntivi, o se indire una nuova gara, come» nel caso di specie, «mentre solo in capo alla ricorrente era stabilito l'obbligo di stipulare tali atti aggiuntivi, in caso di esercizio del diritto di opzione da parte dell'Amministrazione, garantendo la fornitura alle medesime condizioni».

Infine, non può dirsi violato alcun legittimo affidamento della ricorrente, proprio in quanto nessun atto era idoneo a generarlo. Del tutto irrilevante, si legge in sentenza, la circostanza che per consuetudine l'amministrazione procedesse con i rinnovi «non potendo essa costituire alcun titolo per ingenerare un affidamento legittimo».

 

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