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17/10/2017 05:51
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I dubbi di enti e Pa in materia di trattamento accessorio e utilizzo congiunto di un dipendente

(fonte: Risposte a cura dell'Aran)

Nel caso in cui un dipendente di un ente sia trasferito presso un’Unione di comuni, a seguito di passaggio di funzioni e anche di personale, e lo stesso percepisse presso l’ente di appartenenza l’indennità per specifiche responsabilità, di cui all’articolo 17, comma 2, lett. f), del Ccnl del 1° aprile 1999, tale indennità può essere automaticamente riconosciuta allo stesso anche presso l’Unione? (Comparto Regioni e autonomie locali)

Relativamente a tale problematica, si ritiene utile precisare quanto segue. Innanzitutto bisogna evidenziare che, in base all’articolo 13 del Ccnl del 22 gennaio 2004, le Unioni di comuni, in quanto soggetti istituzionali dotati di autonomia, hanno titolo a gestire direttamente il proprio personale sia a tempo indeterminato che determinato (nelle sue diverse articolazioni) e, quindi, a dare altrettanto autonoma applicazione alle disposizioni dei contratti collettivi di lavoro, nel rispetto del prescritto sistema di relazioni sindacali.
Conseguentemente, le Unioni, per la regolamentazione e l’applicazione degli istituti del trattamento accessorio del personale dalle stesse dipendenti stipulano specifici e autonomi contratti integrativi (diversi da quelli degli enti aderenti alle unioni stessi), utilizzando proprie risorse finanziarie, stabili e variabili, ai sensi dell’articolo 31, commi 2 e 3, del Ccnl del 22 gennaio 2004, quantificate nel rispetto sia della disciplina contrattuale sia dei vigenti vincoli legislativi di finanza pubblica.

In relazione all’indennità per specifiche responsabilità, di cui all’articolo 17, comma 2, lett. f), del Ccnl del 1° aprile 1999, come integrata dall’articolo 36, comma 1, del Ccnl del 22 gennaio 2004 e dall’articolo 7 del Ccnl del 9 maggio 2006, occorre, poi, ricordare che:

a) spetta alle autonome determinazioni della contrattazione integrativa di ciascun ente la definizione dei criteri per l’individuazione degli incarichi di responsabilità suscettibili di dare luogo all’erogazione del compenso e per la quantificazione del relativo ammontare, nel rispetto dei contenuti, requisiti e condizioni espressamente previsti dalla richiamata disciplina contrattuale;

b) la suddetta indennità può essere riconosciuta a ciascun lavoratore solo in presenza del formale ed espresso conferimento allo stesso di uno degli incarichi, comportanti l’assunzione di una qualche e diretta responsabilità di iniziativa e di risultato, precedentemente a tal fine individuati dal contratto integrativo dell’ente che intende riconoscerla.
Alla luce di quanto sopra detto, in relazione alla particolare problematica esposta, si ritiene pertanto che al lavoratore non possa essere automaticamente conservata l’indennità di cui si tratta, essendo, invece, a tal fine necessario che:

a) si tratti di funzioni formanti oggetto di uno degli incarichi previsti come legittimanti l’erogazione del compenso dalla contrattazione integrativa dell’Unione;

b) l’Unione, sulla base della disciplina del proprio contratto integrativo, abbia, comunque, formalmente ed espressamente, attribuito il suddetto incarico al lavoratore di cui si tratta.

Un Comune ha la possibilità di avvalersi di un dipendente di altro Comune, utilizzato congiuntamente ai sensi dell’articolo 14 del Ccnl del 22 gennaio 2004, per un numero di ore extra rispetto alle 36 ore settimanali ma, comunque, entro il limite massimo delle 48 ore settimanali? (Comparto Regioni e autonomie locali)

Relativamente alla particolare problematica esposta, si ritiene utile precisare quanto segue:

a) la disciplina dell’articolo 14 del Ccnl del 22 gennaio 2004 trova applicazione nel caso di personale utilizzato a tempo parziale da ente diverso da quello di appartenenza;

b) a tal fine è previsto, infatti, che gli enti locali possono utilizzare, per soddisfare le proprie esigenze organizzative, personale assegnato da altri enti del comparto per periodi determinati e per una parte dell’orario ordinario d’obbligo, con il consenso dei lavoratori interessati e secondo le regole definite preventivamente mediante una convenzione da concordarsi tra gli enti interessati;

c) la convenzione, in particolare, deve disciplinare: la durata del periodo di utilizzazione, il tempo di lavoro e la relativa articolazione tra i due enti, la ripartizione degli oneri e i conseguenti adempimenti reciproci, ogni altro aspetto ritenuto utile per una corretta gestione del rapporto di lavoro;

d) in considerazione della circostanza che la disciplina contrattuale faccia riferimento al “rispetto del vincolo dell’orario d’obbligo”, si deve ritenere che l’utilizzazione da parte di un ente diverso da quello di appartenenza possa avvenire solo per una parte dell’ordinario orario di lavoro settimanale che, contrattualmente, è dovuto dal dipendente interessato presso l’ente di appartenenza;

e) quindi, la clausola contrattuale consente a due enti di utilizzare lo stesso lavoratore ma solo nell’ambito dell’orario complessivo (normalmente 36 ore settimanali) cui è tenuto, sulla base del proprio contratto individuale, il dipendente presso l’ente di appartenenza, attraverso una distribuzione dello stesso secondo le previsioni della convenzione di utilizzazione;

f) conseguentemente, si deve escludere ogni soluzione, come quella ipotizzata, che porti ad un ampliamento dell’orario ordinario di lavoro del dipendente di cui si tratta, neppure ove questo si determini solo in relazione al servizio presso l’ente utilizzatore; infatti, occorre ricordare che l’utilizzazione di cui si tratta, per espressa previsione dell’articolo 14 sopra richiamata, il rapporto di lavoro continua a far capo esclusivamente all’ente di appartenenza, sulla base dei contenuti del contratto individuale a suo tempo sottoscritto, escludendosi ogni possibilità di modifica anche e soprattutto sul punto dell’orario di lavoro.Pertanto, la ripartizione delle prestazioni del dipendente tra l’ente di appartenenza e quello utilizzatore non può portare ad un risultato implicante il mutamento del suo orario di obbligo di 36 ore settimanali.

 

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