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23/08/2017 00:18
Home Articoli Edilizia e Urbanistica Concessione demaniale marittima, per la decadenza occorre la lesione del rapporto fiduciario tra PA e privato

Concessione demaniale marittima, per la decadenza occorre la lesione del rapporto fiduciario tra PA e privato

di Giuseppe Nucci

La decadenza dalla concessione demaniale marittima non è assimilabile ad una mera sanzione amministrativa in cui si «punisce» una situazione di illecito senza poter procedere ad una comparazione tra i diversi interessi incisi, potenzialmente confliggenti, dall'azione amministrativa.

 

 

L’applicazione di tale istituto, invece, deve poggiare sul criterio di proporzionalità, riguardando la comparazione di diversi interessi pubblici e privati in quanto è la stessa normativa ad imporre che la posizione soggettiva del privato sia sacrificata in modo adeguato, necessario e strettamente proporzionale all'obiettivo di interesse pubblico perseguito «trovando giustificazione il provvedimento decadenziale in un comportamento trasgressivo tanto grave da essere in grado di minare il rapporto fiduciario che deve intercorrere nei confronti del concessionario del bene pubblico».

Sono questi il principi affermati dalla sentenza n. 1208 del 17 luglio 2017 del Tar Campania, sezione di Salerno.

Il fatto

Un Comune disponeva, nei confronti di una società, l'immediata decadenza dalla concessione demaniale marittima precedentemente rilasciata per l’installazione di uno stabilimento balneare, a causa di una serie di difformità edilizie, quali un gazebo centrale di mq. 181,44, la mancata rimozione di altri due gazebo, un maggiore dimensionamento del blocco servizi igienici, una maggiore altezza della sala centrale e l’ampliamento di un manufatto sempre nel blocco servizi.

La società adiva il Tar deducendo l’erronea applicazione, da parte del Comune, dell’ipotesi di inadempienza di cui all'articolo 47, comma 1, lett. b) ed f) del Codice della navigazione, che prevede la possibilità di declaratoria di decadenza del concessionario «cattivo uso» e «inadempienza degli obblighi derivanti dalla concessione». Il Tribunale accoglieva il ricorso.

La sentenza

Il Giudice amministrativo, sostanzialmente, valorizzava le doglianze prospettate dal ricorrente a proposito della insussistenza dei presupposti per l’applicazione della fattispecie decadenziale per la complessiva modesta rilevanza delle difformità riscontrate e soprattutto per la mancata considerazione della disponibilità manifestata alla pronta rimozione delle stesse.

Infatti, secondo la lettura alla quale accede il prevalente orientamento giurisprudenziale «la decadenza dalla concessione suppone l'accertamento di fatti gravemente violativi degli obblighi imposti al momento del rilascio del titolo (...). L'Amministrazione concedente, in osservanza del principio di gradualità e di proporzionalità nell'applicazione del provvedimento latu sensu sanzionatorio, dopo aver diffidato la società ricorrente dal perseverare con quella prassi, dovrebbe procedere al ritiro del titolo concessorio soltanto in occasione dell'accertata reiterazione del comportamento inadempiente (...) al contrario, la decadenza ex abrupto adottata sulla base di una unica verifica fattuale appare determinazione inficiata da eccesso di potere (...) per violazione dei canoni di proporzionalità ed adeguatezza (Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza n. 232 del 2014 e Tar Puglia, Lecce, Sez. I, sentenza n. 2856 del 2014)».

Nella realtà, invece, la struttura è stata ripristinata secondo quanto previsto nei titoli autorizzativi in virtù di un’attività demolitoria già in corso al momento dell’atto sanzionatorio impugnato, il quale, anche per tal motivo, non risulta conforme all’invocato principio di proporzionalità, non avendo l’Amministrazione prima verificato il completamento dell’intervento ripristinatorio.

 

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