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23/08/2017 00:30
Home Articoli Pubblica Amministrazione Occupazioni illegittime della Pa e rinuncia dei proprietari, basta trascrivere l’atto di liquidazione del danno

Occupazioni illegittime della Pa e rinuncia dei proprietari, basta trascrivere l’atto di liquidazione del danno

di Guido Befani

Stante la natura abdicativa e non traslativa dell'atto di rinuncia, il provvedimento con il quale l'amministrazione procede alla effettiva liquidazione del danno costituisce, anche al fine di conseguire gli effetti della acquisizione del diritto di proprietà in capo all'Amministrazione, atto da trascriversi ai sensi degli articoli 2643, primo comma, n. 5 e 2645 codice civile. È quanto afferma la quarta sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza 30 giugno 2017 n. 3234.

Il fatto

Il Consiglio di Stato è intervenuto sulle conseguenze che si producono nel caso in cui, a seguito di occupazione illegittima di un'area da parte della Pa, il privato chieda il risarcimento dei danni al posto della restituzione, confermando de facto l'acquisizione della proprietà in capo alla Pa “per abbandono”, trattandosi di rinuncia abdicativa.

La decisione

Nell'accogliere l'appello proposto, il Collegio ha rilevato manifestamente infondata la pretesa dell'originario ricorrente volta a far avviare dal Comune il procedimento per l'acquisizione coattiva del fondo a suo tempo illegittimamente occupato.

Per il Collegio, infatti, l'acquisto della proprietà dell'area controversa da parte dell'amministrazione è stato già sancito con efficacia di giudicato dalle sentenze del Tribunale ordinario che ha fatto applicazione della teorica, allora vigente, dell'accessione invertita, e della Corte d'appello che ha richiamato e fatto proprio l'orientamento delle Sezioni unite civili della Corte di cassazione sull'effetto abdicativo al diritto di proprietà prodotto dalla richiesta di risarcimento del danno da parte del privato.

Inoltre, anche diversamente opinando, per il collegio varrebbe comunque il consolidato principio secondo cui l'illecito permanente, costituito dall'occupazione di un suolo da parte della Pa, cessa con la rinunzia abdicativa da parte del proprietario implicita nella richiesta di risarcimento del danno per equivalente monetario a fronte della irreversibile trasformazione del fondo.

Non sussisterebbe, inoltre, la situazione di incertezza giuridica che richiederebbe un formale provvedimento di acquisizione del fondo, così come richiesto dal ricorrente, posto che, stante la natura abdicativa e non traslativa dell'atto di rinuncia, il provvedimento con il quale l'amministrazione procede alla effettiva liquidazione del danno - rappresentando il mancato inveramento della condizione risolutiva implicitamente apposta dal proprietario al proprio atto abdicativo che di esso rappresenta il presupposto - costituisce atto da trascriversi ai sensi degli articoli 2643, primo comma, n. 5 e 2645 codice civile, anche al fine di conseguire gli effetti della acquisizione del diritto di proprietà in capo all'Amministrazione, a far data dal negozio unilaterale di rinuncia.

Conclusioni

Alla luce di queste premesse il lotto reliquato non ha alcun rapporto con l'occupazione usurpativa non essendo mai stato utilizzato da alcuna amministrazione e rimane pertanto estraneo, già sul piano astratto, alla richiesta di attivazione dell'eccezionale procedimento di acquisizione coattiva disciplinato dall'articolo 42 bis testo unico delle espropriazioni (che invece presuppone tassativamente, e inter alios, l'attualità dell'uso del fondo), sicché il privato non può vantare al riguardo alcuna pretesa, nemmeno quella di ottenere una risposta dal Comune.

 

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