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25/06/2017 05:43
Home Articoli Appalti Sulla revoca del responsabile della trasparenza, l’Anac può solo chiedere il riesame

Sulla revoca del responsabile della trasparenza, l’Anac può solo chiedere il riesame

di Michele Nico

Nel caso in cui l'ente revoca il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (Rpct), l'intervento dell'Anac si esaurisce nella richiesta di riesame del provvedimento e non può comportare una valutazione o un sindacato sugli esiti di tale riesame, né tanto meno sfociare nell'adozione di atti sanzionatori.
In tali circostanze, infatti, il potere dell'Autorità anticorruzione è puntualmente circoscritto dal Dlgs n. 39/2013, che nel perseguire i principi di trasparenza e legalità dell'azione amministrativa, ha però cura di tutelare, nel contempo, la discrezionalità e la piena autonomia decisionale della Pa.

L'intervento dell'Anac

 

I limiti invalicabili all'intervento dell'Anac sono riconosciuti dalla stessa Autorità con la delibera n. 492/2017, in occasione del contraddittorio sorto con una società a partecipazione pubblica locale che decide di revocare l'incarico di Rpct, nell'ambito di una riorganizzazione societaria che sopprime il posto di direttore generale, per sostituirlo con quello di amministratore delegato.

Con la precedente delibera n. 59/2017, l'Anacaveva chiesto alla società il riesame del provvedimento di revoca dell'incarico, a garanzia dello svolgimento delle funzioni nel delicato ambito della prevenzione di possibili fenomeni corruttivi.

L'intervento dell'Authority è contemplato, nello specifico, dall'articolo 15, comma 3, del Dlgs n. 39/2013, ai sensi del quale «il provvedimento di revoca dell'incarico amministrativo di vertice o dirigenziale conferito al soggetto cui sono state affidate le funzioni di responsabile, comunque motivato, è comunicato all'Autorità nazionale anticorruzione che, entro 30 giorni, può formulare una richiesta di riesame qualora rilevi che la revoca sia correlata alle attività svolte dal responsabile in materia di prevenzione della corruzione. Decorso tale termine, la revoca diventa efficace».

La richiesta di riesame

Si osserva che, nel caso di specie, la richiesta di riesame da parte dell'Anac provoca una secca reazione della società e dei relativi soci, che non solo confermano la sussistenza dei presupposti del provvedimento di revoca, ma deducono anche «l'illegittimità e l'infondatezza della delibera 59/2017», riservandosi l'esercizio della tutela giurisdizionale in sede amministrativa.

In tale contesto, l'Autorità rivendica il proprio ruolo di vigilanza che si è limitato a sollecitare un riesame degli atti, al fine di valutare l'esistenza di un “fumus” di connessione tra la revoca e l'attività in concreto svolta dal responsabile anticorruzione.

L'Anac rileva, oltretutto, che la breve interlocuzione prevista dalla legge non può arrecare alcun danno all'amministrazione interessata poiché essa rimane, in sede di riesame, «la titolare definitiva della competenza a confermare o modificare il provvedimento adottato e comunicato all'Autorità».

Lo scopo del riesame è stato pertanto raggiunto con la mera conferma delle motivazioni addotte dall'amministrazione revocante a sostegno del proprio operato, in quanto «non è riconosciuto all'Autorità alcun potere ulteriore, oltre quello di chiedere il riesame del provvedimento: non quello di valutazione o di sindacato alcuno sugli esiti del riesame, non quello di tipo sanzionatorio».

 

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