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20/10/2017 01:39
Home Articoli Edilizia e Urbanistica Distanza di 10 metri tra pareti finestrate

Distanza di 10 metri tra pareti finestrate

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV – sentenza 8 maggio 2017 n. 2086.

Sui presupposti applicativi e sulle finalità dell’art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, che prevede una distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti.

L’art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, recante “limiti di distanza tra i fabbricati” (il quale prevede, tra l’altro, che le distanze minime tra i fabbricati: “nelle altre zone, con riferimento a “nuovi edifici”… “in tutti i casi . . . di mt. 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti”), si impone inderogabilmente, al punto da sostituire per inserzione automatica eventuali disposizioni contrastanti.

La finalità dell’art. 9 del D.M. n. 1444 del 1968 di prescrivere precise distanze tra fabbricati è quella di garantire sia l’interesse pubblico ad un ordinato sviluppo dell’edilizia, sia l’interesse pubblico alla salute dei cittadini, evitando il prodursi di intercapedini malsane e lesive della salute degli abitanti degli immobili; le distanze previste dall’art. 9 cit. sono dunque coerenti con il perseguimento dell’interesse pubblico e non già con la tutela del diritto dominicale dei proprietari degli immobili finitimi alla nuova costruzione, tutela che è invece assicurata dalla disciplina predisposta, anche in tema di distanze, dal codice civile.

Il limite di 10 mt. di distanza, di cui all’art. 9, primo comma n. 2 del D.M. n. 1444/1968, da computarsi con riferimento ad ogni punto dei fabbricati e non anche alle sole parti che si fronteggiano, presuppone la presenza di due “pareti” che si fronteggiano, delle quali almeno una finestrata. Più precisamente, il limite predetto presuppone “pareti munite di finestre qualificabili come vedute” (in applicazione del principio nella specie è stato ritenuto che la distanza di 10 metri prevista dall’art. 9 cit. era applicabile, dato che ricorreva l’ipotesi di due pareti di edifici, delle quali almeno una finestrata da cui si può vedere direttamente la proprietà aliena e dunque proprio il caso testualmente disciplinato dall’art. 9 del D.M. 1444/1968).

La distanza prevista dal D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 opera al momento del rilascio del titolo edilizio con riferimento alla situazione concreta, a prescindere dalla distanza delle abitazioni già esistenti, dalla loro eventuale abusività o da altre disposizioni in senso contrario contenute negli strumenti urbanistici.

 

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