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25/06/2017 05:43
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Correttivo appalti, bufera sul taglio ai poteri di Cantone. Gentiloni: rimedieremo

di Mauro Salerno

Scoppia la polemica sulla cancellazione della «raccomandazione vincolante». Ma dall'Anac trapelano perplessità anche su microappalti, massimo ribasso e appalto integrato.

Scoppia la bufera politica - con dure prese di posizione anche interne alla maggioranza - sul taglio ai poteri dell'Anac di Cantone arrivato a sorpresa nelle ultime limature del decreto correttivo della riforma appalti.

Nel mirino,come abbiamo segnalato per primi qui , c'è la cancellazione del cosiddetto «potere di raccomandazione» che consentiva all'ex magistrato di sventolare un cartellino giallo in faccia alle Pa colte a commettere irregolarità in corso di gara, "invitandole" a correggere la rotta sotto la minaccia di sanzioni fino a 25mila euro. Dopo le polemiche, con richieste di un intervento riparatorio del Governo, anche da parte di parlamentari Pd oltre che del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, Palazzo Chigi ha fatto sapere che non c'è «nessuna volontà politica di ridimensionare i poteri dell'Anac», aggiungendo che i «sul punto sarà posto rimedio in maniera inequivocabile». L’ex magistrato «ha preso atto positivamente» dell’impegno del premier. Dall’Anac erano intanto trapelate «perplessità» sulla scelta di introdurre la sforbiciata ai poteri all’ultimo secondo, dopo l’audizione e la discussione in Parlamento. Mentre è stata sottolineata la « proficua collaborazione» con commissioni e relatori.

A onor del vero, va detto che riserve su questo specifico potere consegnato all'Anac erano state espresse dal Consiglio di Stato nei pareri sul provvedimento. E anche che non è questo l'unico passaggio del decreto che ha creato "irritazione" nelle stanze dell'Authority di via Minghetti. Anzi. Tra le norme cancellate all'ultimo momento dal decreto figurano infatti anche l'autonomia organizzativa dell'Autorità, nonchè i paletti di minima trasparenza posti proprio da Cantone a tutela degli appalti di piccolo importo, vera zona grigia della domanda pubblica. A chi ha seguito con attenzione i passaggi dedicati da Cantone al Correttivo non sono sfuggite le perplessità espresse, più o meno velatamente, sui punti considerati come "arretramenti" rispetto al codice varato lo scorso aprile: dalle aperture sull'appalto integrato («oggettivamente reintrodotto» nel codice) alla scelta finale di aumentare la soglia per l'applicazione del massimo ribasso.

Cosa è la «raccomandazione vincolante»
Un cartellino giallo da sventolare in faccia alle amministrazioni cadute in fallo durante la gestione di una gara d'appalto, sotto la minaccia di una sanzione fino a 25mila euro. È essenzialmente questo il potere di «raccomandazione vincolante» che il correttivo ha tolto dalle mani di Cantone. Un potere molto rilevante, mirato a dare strumenti efficaci (e il più possibile tempestivi) per combattere corruzione e illegalità nel mercato (da oltre cento miliardi all'anno) degli appalti pubblici. Non a caso l'Autorità aveva appena pubblicato un regolamento ad hoc, indicando alle amministrazioni la strada che avrebbe seguito per utilizzarlo.

Interventi sulla gestione delle gare
In ballo c'era – è il caso di usare il passato - la possibilità per l'Anac di intervenire in tempo (quasi) reale sulla gestione delle gare da parte delle amministrazioni, intimando ai dirigenti di correggere in corsa gli atti o le procedure giudicate illegittime. Per chi non si adeguava alla "raccomandazione" venivano previste multe salatissime: la forchetta prevista dalle norme oscilla tra 250 e 25mila euro.
La scelta di cancellare questa possibilità è stata presa in uno degli ultimi passaggi del provvedimento, a Palazzo Chigi. Il tratto di penna che ha cancellato la misura (contenuta nel secondo comma dell'articolo 211 del Dlgs 50/2016) non era infatti presente nella prima versione del provvedimento. Quella su cui si sono basati i pareri delle Camere e anche le audizioni in parlamento tenute dallo stesso Cantone e dal ministro Graziano Delrio. Non solo. La norma non era prevista neppure nel testo di entrata al Consiglio dei ministri di giovedì 13 aprile che ha dato il via libera definitivo al decreto, ora in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Cantone ridimensionato anche sull'autonomia organizzativa
D'altra parte, con l'ultima versione del decreto, Palazzo Chigi ha "colpito" Cantone anche sul fronte dell'autonomia organizzativa dell'Anac. Una misura in questo senso era stata richiesta direttamente dall'ex magistrato Cantone in audizione al Parlamento e inserita nel testo di entrata del decreto al Consiglio dei Ministri su suggerimento delle Camere. Anche questo passaggio alla fine è saltato all'improvviso.

Il nodo degli appalti sotto 40mila euro
Non è poi difficile immaginare che nelle stanze dell'Authority di Via Minghetti non abbiano digerito bene la scelta di rendere più facili gli affidamenti fiduciari di appalti, servizi e consulenze di importo inferiore a 40mila euro (la zona grigia in cui si annida molto spesso la corruzione diffusa), aggirando con un espediente normativo - inserito anche questo all'ultimo momento - il paletto dell'obbligo di motivazione e della consultazione di almeno due preventivi prima di firmare il contratto, messo nero su bianco proprio in una delle linee guida sugli appalti firmata da Cantone.

Perplessità sugli «arretramenti» rispetto al codice
Dalle stanze dell'Autorità trapelano peraltro «perplessità» su diversi altri passaggi considerati come «passi indietro» rispetto alla riforma varata un anno fa. Tra questi figurano le diverse deroghe al divieto di appalto integrato, sparse nell'articolato del correttivo e anche la scelta di innalzare a due milioni la soglia per l'applicazione del massimo ribasso, che invece il codice limitava fortemente in favoire dell'offerta più vantaggiosa.

Ance: troppi compiti, razionalizzare non comprimere
Sulla polemica è intervenuta ieri anche l'associazione nazionale costruttori. «L'Anticorruzione in questi due anni e mezzo ha operato bene nel tentaivo di iniettare dosi di trasparenza nel mercato degli appalti - ha detto il vicepresidente dell'Ance con delega alle opere pubbliche Edoardo Bianchi -. Dobbiamo però fare chiarezza sul ruolo che vogliamo attriburigli». Per Bianchi i compiti dell'Authorithi vanno «razionalizzati, ma di certo non compressi». Il riferimento è all'eccesso di compiti attribuiti nel tempo all'Autorità di Cantone. «Troppi compiti rischiano di ingolfarne l'azione - continua Bianchi -. Se vogliamo che diventi un vero regolatore del mercato non possiamo appesantirla con i ruoli più disparati: dai pareri sulle nomine nei comuni agli arbitrati bancari», aggiunge Bianchi. Che fa un altro esempio. «Per le imprese uno strumento chiave è l'attività di precontenzioso che è il vero antidoto ai ricorsi. Dobbiamo però mettere l'Anac in condizione di operare e farne una priorità».

 

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