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25/06/2017 05:44
Home Articoli Pubblica Amministrazione RETRIBUZIONI ED ALTRE INDENNITA' - RIMBORSO DELLE SPESE LEGALI

RETRIBUZIONI ED ALTRE INDENNITA' - RIMBORSO DELLE SPESE LEGALI

RETRIBUZIONI ED ALTRE INDENNITÀ - RIMBORSO DELLE SPESE LEGALI - GIUDIZI PER RESPONSABILITÀ CIVILE, PENALE E AMMINISTRATIVA – RATIO

La ratio dell’art. 18, comma 1, del decreto legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito con modificazioni in legge 23 maggio 1997, n. 135, nel prevedere il rimborso delle spese legali sostenute dai dipendenti pubblici, declina e traduce un principio

generale dell’ordinamento secondo il quale occorre tenere indenni i soggetti che abbiano agito in nome e per conto, ed anche nell’interesse, dell’amministrazione di appartenenza, sollevando i funzionari pubblici dal timore di eventuali conseguenze giudiziarie connesse all’espletamento delle loro attività istituzionali.

 

L’articolo 10-bis, comma 10, del decreto legge 30 settembre 2005 n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, ha precisato la seguente interpretazione autentica: «Le disposizioni […] dell’articolo 18, comma 1, del decreto legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 1997, n. 135, si interpretano nel senso che il giudice contabile, in caso di proscioglimento nel merito, e con la sentenza che definisce il giudizio, ai sensi e con le modalità di cui all'articolo 91 del codice di procedura civile non può disporre la compensazione delle spese del giudizio e liquida l’ammontare degli onorari e diritti spettanti alla difesa del prosciolto, fermo restando il parere di congruità dell’Avvocatura dello Stato da esprimere sulle richieste di rimborso avanzate all’amministrazione di appartenenza» (comma da ultimo modificato dall’articolo 17, comma 30-quinquies, del d.l. 1° luglio 2009, n. 78).

La ratio della normativa in esame – la quale declina e traduce un principio generale dell’ordinamento, quale il divieto di locupletatio cum aliena iactu-ra (così Consiglio di Stato, Comm. Spec., 6 maggio 1996, n. 4) – è quella di tenere indenne i soggetti che abbiano agito in nome e per conto, ed anche nell’interesse, dell’amministrazione di appartenenza, sollevando i funzionari pubblici dal timore di eventuali conseguenze giudiziarie connesse all’espletamento delle loro attività istituzionali (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 7 marzo 2005, n. 913).
Il rimborso può essere chiesto in presenza delle seguenti condizioni normativamente previste:
1) l’esistenza di una connessione dei fatti e degli atti oggetto del giudizio con l’espletamento del servizio e l’assolvimento degli obblighi istituzionali;
2) l’esistenza di una sentenza definitiva che abbia escluso la responsabilità del dipendente;
3) una valutazione di congruità da effettuarsi da parte dell’Avvocatura dello Stato.

La prima condizione richiede un nesso di strumentalità diretto tra l’adempimento del dovere ed il compimento dell’atto o della condotta, nel senso che il dipendente pubblico non avrebbe assolto ai suoi compiti, se non ponendo in essere quel determinato atto o condotta.
Non è sufficiente che lo svolgimento del servizio costituisca la «mera occa-sione» per il compimento dei fatti che originano il procedimento di responsabilità, bensì si richiede una «comunanza degli interessi» perseguiti attraverso l’illecito ipotizzato con quelli dell’ente pubblico di appartenenza.

Quanto alla seconda condizione, il rimborso delle spese legali sostenute dai pubblici dipendenti presuppone che il giudizio di responsabilità penale si sia concluso con sentenza od altro provvedimento che abbia escluso la responsabilità dell’imputato, a prescindere da quale sia stata la statuizione sulle spese di lite. Di conseguenza, non sussiste il diritto al rimborso nel caso di proscioglimento disposto esclusivamente per ragioni di rito, o comunque senza che sia stata effettivamente esclusa, con certezza, la responsabilità in ordine ai fatti addebitati (cfr. Consiglio di Stato, sez. II, 21 giugno 2013 n. 2908, sulle differenze tra le varie formule assolutorie dell’art. 530, comma 1, c.p.p.).
Il parere obbligatorio espresso dall’Avvocatura dello Stato, che costituisce frutto di valutazioni discrezionali esclusivamente tecniche, deve considerare la natura e la complessità della causa, l’importanza delle questioni trattate, la durata del processo, la qualità dell’opera professionale prestata ed il vantaggio arrecato al cliente.
La valutazione dell’Avvocatura dello Stato riguarda non solo la conformità della parcella alla tariffa forense (oltre la quale il rimborso sarebbe illegittimo), ma anche il rapporto tra l’importanza e la delicatezza della causa e le somme spese per la difesa e delle quali si chiede il rimborso.

 

 

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