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17/10/2017 05:47
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La Corte dei conti chiarisce sull’incentivo per le funzioni tecniche

di MARIO PETRULLI (EDILIZIA E TERRITORIO)

La disciplina in materia prevista dal nuovo codice appalti

L’incentivo per le funzioni tecniche, la cui nuova disciplina è ora prevista dall’art. 113 del decreto legislativo n. 50/2016, continua a rappresentare un argomento oggetto di attenzione da parte della Corte dei conti.

 

Qualche mese addietro, la sez. reg. di controllo per il Veneto aveva espresso il parere n. 353 del 7 settembre 2016 su due quesiti interessanti.

Il primo riguardava la possibilità, nel caso in cui un Comune, nel periodo precedente all’abrogazione del decreto degislativo n. 163/2006 (il vecchio codice appalti) ad opera del nuovo codice appalti introdotto dal decreto legislativo n. 50/2016 (in particolare, periodo dal 19 agosto 2014 al 18 aprile 2016) non avesse adottato alcun regolamento, di adottarne uno con “valenza retroattiva”, al fine di ripartire gli incentivi regolarmente accantonati in bilancio e maturati dai dipendenti assegnati all’ufficio tecnico per l’attività svolta in detto periodo. I giudici hanno dato risposta negativa e non poteva essere altrimenti; infatti, il noto principio della irretroattività degli atti, immanente all’ordinamento giuridico, vale anche per gli atti amministrativi a contenuto normativo, come appunto i regolamenti: la regola dell’irretroattività è affermata dal combinato disposto degli artt. 4 e 11 delle preleggi, secondo i quali il regolamento non può contenere norme contrarie alle disposizioni di legge e, nella specie, al divieto di retroattività imposto dal successivo art. 11 per gli atti normativi, derogabile solo attraverso una norma di legge che abiliti l’atto a produrre un tale effetto (ad esclusione della legge penale, per la quale la costituzione pone un divieto assoluto). Nel caso specifico, in mancanza di una norma che autorizzi l’amministrazione comunale ad attribuire al regolamento in questione effetto retroattivo, il regolamento, in ossequio all’art. 11 delle preleggi, non potrà che disporre per l’avvenire. Questo significa che se il Comune ha proceduto alla ripartizione in assenza del regolamento vi è stato un indebito pagamento e, di conseguenza, bisognerà procedere al recupero delle somme e vi sarà il rischio di un procedimento sanzionatorio da parte della Procura della Corte dei conti.

Il secondo quesito riguardava l’ipotesi se, in assenza di un regolamento che determini la percentuale ed i criteri di riparto, “sia possibile accantonare prudenzialmente in bilancio la somma del 2% dell’importo a base di gara, subordinando comunque la liquidazione dei compensi all’approvazione del regolamento”. Secondo i giudici, l’accantonamento “in attesa della disciplina regolamentare, ben può essere disposto dall’ente, su un capitolo o capitoli sui quali non è possibile assumere impegni ed effettuare pagamenti, purché, ovviamente, entro i limiti percentuali fissati dall’art. 113, 2° comma, cit. Ove poi il regolamento successivamente adottato dall’ente dovesse individuare una percentuale inferiore a quella già stabilita dall’ente, la parte dell’accantonamento non utilizzata concorrerà alla determinazione del risultato di amministrazione”. Evidentemente, secondo i giudici, il semplice accantonamento con ripartizione successiva all’adozione del regolamento previsto, non contraddice il principio della irretroattività.

Lo scorso 7 dicembre, con il parere n. 118, è stata la sez. reg. di controllo per l’Emilia Romagna a tornare sul tema, ribadendo(1) che l’incentivo deve riconoscersi per tutte e tre le tipologie di contratti pubblici di appalti: lavori, servizi e forniture. Secondo i giudici contabili, infatti, visto che la ratio della disposizione legislativa di cui all’art. 113 citato deve essere individuata nella previsione di un compenso incentivante per stimolare una più attenta gestione delle fasi della programmazione e dell’esecuzione dei contratti pubblici di appalto, il predetto incentivo può essere riconosciuto sia per gli appalti di lavori, sia per quelli di servizi e forniture, in quanto per tutte e tre le predette tipologie di contratti pubblici è prevista e disciplinata dal codice degli appalti sia la fase della programmazione(2) sia quella dell’esecuzione(3).

Inoltre, i giudici hanno precisato che l’incentivo non può essere riconosciuto per le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria: sul punto, è dirimente la presenza del termine “esclusivamente” nel comma 2 del citato art. 113, norma che indica le attività per le quali l’incentivo è previsto, con conseguente inammissibilità di ulteriori ipotesi non indicate (quali, appunto, quelle di manutenzione ordinaria e/o straordinaria). A ulteriore conferma, i giudici hanno ricordato che nell’elenco delle attività che costituiscono “appalti pubblici di lavori” secondo l’allegato I del decreto legislativo n. 50/2016, non sono in alcun modo indicate le attività di manutenzione, né ordinarie, né straordinarie.
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NOTE
(1) Confermando quanto già affermato dalla Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Lombardia nel parere 16 novembre 2016 n. 333.
(2) Art. 21 del Decreto Legislativo n. 50/2016.
(3) Art. 101 del Decreto Legislativo n. 50/2016.

 

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