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11/12/2017 06:38
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Lavoro su turni, buono pasto per attività che dal mattino proseguono nel pomeriggio dopo una pausa

di L. Tamassia

La gestione del buono pasto nelle amministrazioni locali fa ancora discutere a distanza di oltre quindici anni dalla sua disciplina, soprattutto con riferimento al suo riconoscimento al personale organizzato su turni di lavoro, ipotesi schiusasi a seguito dell’intervento di norme contrattuali successive che hanno regolato la particolare fattispecie. Le occasioni d’intervento con appositi orientamenti da parte dell’Agenzia negoziale al riguardo non si contano, attese le diverse richieste di aiuto che innumerevoli amministrazioni hanno rivolto alla stessa per comprendere la corretta applicazione delle vigenti clausole contrattuali, la cui scarna definizione continua a generare incertezze e timori di riconoscimenti indebiti.

 

L’orientamento dell’Aran
Un panorama esaustivo della legittima attuazione del buono pasto nel nostro sistema di gestione delle amministrazioni locali ci viene consegnato dall’Aran in occasione dell’ennesima invocazione di acquisire un qualificato ausilio inoltrata dal comune di Pinerolo, nell’area torinese (avviso di cui al prot. usc. n. 7303 del 20 settembre 2016). L’Agenzia negoziale non si risparmia nell’affrontare le questioni sollevate dall’amministrazione comunale e coglie l’occasione per fare il punto sulla disciplina di questo importante istituto, fissando principi direttivi e criteri di orientamento condivisibili, alla luce della vigente regolazione recata dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Nel merito delle questioni poste, pertanto, l’Agenzia muove dalla preliminare formulazione di talune indicazioni di carattere generale in ordine all’effettiva portata regolativa della disciplina contenuta negli articoli 45 e 46 del Ccnl del 14 settembre 2000, già espresse in propri precedenti orientamenti applicativi. L’articolo 46, comma 2, del Ccnl del 14 settembre 2000, infatti, prescrive che i lavoratori hanno titolo, nel rispetto della specifica disciplina sull’orario adottata dall’ente, ad un buono pasto per ogni giornata effettivamente lavorata nella quale siano soddisfatte le condizioni di cui all’articolo 45, comma 2, del medesimo Ccnl. Tale ultima disposizione prevede che possono usufruire della mensa i dipendenti che prestino attività lavorativa al mattino con prosecuzione nelle ore pomeridiane, con una pausa non superiore a due ore e non inferiore a trenta minuti. La medesima disciplina si applica anche nei casi di attività per prestazioni di lavoro straordinario o per recupero e il pasto, ovviamente, non trattandosi di prestazione lavorativa, va consumato al di fuori dell’orario di servizio.

Le condizioni legittimanti l’attribuzione del buono pasto
La formulazione del testo della clausola contrattuale, quindi, chiarisce l’orientamento, consente di poter affermare che, ai fini dell’attribuzione del buono pasto, condizione legittimante è, prima di tutto, quella della necessaria esistenza di prestazioni lavorative che, iniziate in orario antimeridiano, proseguano, comunque, in orario pomeridiano, ovvero, in altri termini, occorre che la presenza lavorativa del dipendente, iniziata al mattino, si prolunghi, per le effettive esigenze del servizio di adibizione, anche nelle ore pomeridiane, dopo aver fruito di una pausa non inferiore a trenta minuti. A tal fine sono utilmente valutate sia le prestazioni pomeridiane rese a titolo di lavoro straordinario, sia quelle svolte come recupero di eventuali prestazioni in precedenza non rese, ad esempio, per l’utilizzo delle flessibilità in entrata e in uscita consentite dalla vigente disciplina dell’orario di lavoro e dal conseguente sistema di rilevazione delle presenze. In base alla disciplina dei citati articoli 45 e 46 del Ccnl 14 settembre 2000, pertanto, una pausa di durata non inferiore a mezz’ora e non superiore a due ore costituisce un ulteriore presupposto inderogabile che si aggiunge al precedente, rappresentato dalla prosecuzione, anche nel periodo pomeridiano, della prestazione lavorativa iniziata in orario antimeridiano. La clausola contrattuale, dunque, si è meramente limitata a prevedere la possibilità di corrispondere, al lavoratore, il buono pasto, quale beneficio alternativo alla fruizione del servizio mensa, esclusivamente in presenza delle precise condizioni generali dallo stesso stabilite, per cui spetterà al singolo ente, in relazione al proprio assetto organizzativo e alle risorse legittimamente disponibili a tal fine, oltre alle determinazioni in ordine all’eventuale attivazione del servizio mensa o all’utilizzo del buono pasto sostitutivo, definire, autonomamente, la disciplina di dettaglio sulle modalità di erogazione del buono pasto, tenendo conto, ovviamente, del necessario profilo di valutazione della spesa da sostenere.

L’autonomia decisionale degli enti
Sussiste, pertanto, afferma l’Agenzia, un autonomo spazio decisionale che ogni ente può utilizzare in relazione alla particolare natura di talune prestazioni di lavoro e, nell’esercizio di tale autonomo potere determinativo, l’amministrazione deve definire - in via preventiva e con conseguente assunzione della relativa responsabilità, secondo criteri di ragionevolezza e di compatibilità dei relativi oneri - le regole e le condizioni per la fruizione del buono pasto, ivi compresa l’entità delle prestazioni minime antimeridiane e pomeridiane a tal fine richieste al personale, con ciò, quindi, rimettendo all’autosufficienza organizzativa dell’ente la determinazione datoriale dei presupposti distributivi dell’orario di lavoro tra fascia antimeridiana e fascia pomeridiana necessari ai fini dell’erogazione del beneficio economico.

La disciplina “generale”
La regolamentazione contenuta nell’articolo 13 del Ccnl 9 maggio 2006, poi, non incide in alcun modo sulla complessiva disciplina di carattere generale contenuta negli articoli 45 e 46 del Ccnl del 14 settembre 2000, come sopra rappresentata. In virtù delle nuove regole, infatti, agli enti del comparto è riconosciuta la possibilità di individuare, in sede di contrattazione decentrata integrativa, quelle particolari figure professionali, operanti nelle aree della protezione civile, della vigilanza, dell’area scolastica ed educativa e delle attività di biblioteca, che, in considerazione della necessità di assicurare la continuità dei servizi, fermo restando l’attribuzione del buono pasto, possono fruire di una pausa per la consumazione del pasto di durata determinata in via negoziale, in termini, pertanto, di maggiore brevità rispetto a quella prevista dalla più ampia disciplina contrattuale, ciò che costituisce, a ogni evidenza, una specifica facoltà derogatoria rispetto alla disciplina contrattuale nazionale di lavoro che regola, in via generale, la materia. Tale prescrizione, peraltro, è da intendersi, proprio in ragione della sua natura derogatoria, esaustiva e di stretta interpretazione, non suscettibile, pertanto, di indebiti ampliamenti operati, per via analogia o assimilativa, in sede di contrattazione collettiva decentrata integrativa. Tale pausa che, d’altra parte, continua ad essere obbligatoria anche per le finalità di cui all’articolo 8 del Dlgs n. 66/2003, proprio per evitare ogni incidenza negativa sulla continuità del servizio, potrà essere collocata anche all’inizio o alla fine di ciascun turno di lavoro, di talché l’inciso impiegato dalla norma - "fermo restando l’attribuzione del buono pasto" - sta ad indicare che, laddove si sia in presenza dei presupposti previsti, possa trovare applicazione la specifica disciplina dell’articolo 13 del Ccnl del 9 maggio 2006 pur in presenza di una pausa per il pasto ridotta e di una sua collocazione all’inizio o alla fine di ciascun turno di lavoro del personale interessato, il quale ha, comunque, diritto al riconoscimento del buono pasto.

Osservazioni finali
Il richiamo alle disposizioni degli articoli 45 e 46 del Ccnl 14 settembre 2000 contenuto nel citato articolo 13 del Ccnl 9 maggio 2006 impone, comunque, di affermare che, pur in costanza di attribuzione del buono pasto secondo le integrazioni dettate dalla nuova disciplina, non si può prescindere, in ogni caso, dalla necessaria sussistenza di attività lavorative iniziate al mattino con prosecuzione delle stesse nelle ore pomeridiane, per cui, anche dopo l’introduzione del ridetto articolo 13, il buono pasto non potrà essere riconosciuto al personale che, ancorché previsto da tale clausola contrattuale, non presenti le specifiche condizioni legittimanti considerate dal Ccnl, ovvero la necessaria esistenza di prestazioni lavorative che, iniziate in orario antimeridiano, proseguano anche in orario pomeridiano. L’articolato parere, pertanto, appare di un certo pregio per la sua completezza di orientamento che, pur in relazione ad una specifica richiesta, non si lascia sfuggire l’occasione per rimarcare più ampie posizioni interpretative già consolidate in materia, oltre ai preziosi chiarimenti forniti sull’applicazione dei meccanismi contrattuali succedutisi nel tempo.

 

 

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