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20/06/2019 15:17
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Compenso destinato al broker - formalmente pagato dalla compagnia assicuratrice

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Compenso destinato al broker - formalmente pagato dalla compagnia assicuratrice
Sentenza
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A cura di Sonia LAzzini
Il giudice di appello della Corte dei Conti non condive l’assunto secondo il quale il compenso destinato al broker - e formalmente pagato dalla compagnia assicuratrice poi individuata quale contraente – incide in maniera corrispondente nella determinazione del prezzo, per la contraenza pubblica, del contratto assicurativo stesso: detta somma, dunque, non costituisce danno ingiusto per la p.a.._ VA NEGATA una specifica onerosità del contratto di assicurazione , legata alla presenza del broker: in quanto per il cliente il premio finale resta invariato, quale che sia la forma gestionale prescelta, perché le voci di costo sono sempre calcolate allo stesso modo dall’assicuratore (il quale, appunto, nel caso sia presente un broker, paga quest’ultimo, altrimenti retribuirà i propri agenti)

 


Occorre tenere presente la necessità di considerare la remunerazione dei servizi prestati dalla società di brokeraggio in ossequio al principio recato dall’art. 1, comma 1 bis della L. 14 gennaio 1994, n. 20, secondo la quale la Corte dei conti, nei giudizi di responsabilità, deve tenere conto dei vantaggi comunque conseguiti dall′amministrazione o dalla comunità amministrata in relazione al comportamento del convenuto (c.d. principio di effettività del danno erariale); è necessario, in altri termini, depurare l’importo di un eventuale nocumento patrimoniale della somma corrispondente all′arricchimento conseguito, dall′ente o dalla comunità di riferimento, in virtù dell′attività (fosse pure illecitamente) posta in essere dagli amministratori o funzionari: nel caso di specie, è del tutto evidente che non può considerarsi danno, nel senso sopra precisato, l’intero importo delle provvigioni corrisposte dalla Compagnia di assicurazioni al broker: provvigioni che, appunto, remuneravano servizi ben precisi, oggetto di accordo contrattuale. A nulla rileva, in contrario, la circostanza, dedotta dal Requirente, che tale attività si sia sostanziata più nell’assistenza concomitante e successiva alla stipula del contratto (attività che il PM stesso ritiene inutile), più che nella predisposizione del capitolato d’appalto; resta il fatto che determinati servizi furono disimpegnati, con conseguente necessità di tenere conto del loro valore, che nulla – in mancanza di prova contraria – autorizza a ritenere non adeguato a quello indicato nel contratto con la Compagnia di Assicurazioni_ Ma, più in generale, non convince l’automatismo argomentativo dell’appellante, laddove ritiene che la stessa presenza e collaborazione del broker non potesse non autorizzare quest’ultimo a pretendere un compenso, il cui importo – presume sempre il PM – sarebbe stato necessariamente considerato, nel costo finale, dalle compagnie assicuratrici che avrebbero partecipato alla gara.e’ da notare infatti che nel periodo successivo a quello oggetto del presente giudizio, in cui non verrà più corrisposto alcun compenso al broker, l’importo dei premi richiesti dalla SOCIETA’ DI ASSICURAZIONI non era diminuito (e dunque, conclude il primo Giudice, non è dimostrato che l’importo delle provvigioni spettante al broker fu riversato sui premi corrisposti dal Policlinico)._L’appellante critica tale asserzione (l’argomento sarebbe ininfluente, poiché la Compagnia di Assicurazioni non avrebbe avuto motivo di ridurre il proprio guadagno), ma ingiustamente, secondo questo Collegio: se fosse vero che la presenza di un soggetto terzo nell’ambito di un rapporto contrattuale deve necessariamente costituire una voce aggiuntiva di costo per l’utente finale, non può poi sostenersi il contrario, di fronte alla dimostrazione di una effettiva irrilevanza di tale presenza. Perché mai – sempre seguendo l’iter logico del PM - dovrebbe essere ovvio che il prezzo per il Policlinico sarebbe rimasto lo stesso, una volta venuto meno il compenso del broker (se, appunto, si assume che era proprio la sua presenza a far lievitare l’importo dei premi)?

Merita di essere segnalata la sentenza numero 179 del 17 aprile 2008 emessa dalla Corte Dei Conti Sezione Prima Giurisdizionale Centrale

In primo luogo, infatti, occorre tenere presente la necessità di considerare la remunerazione dei servizi prestati dalla soc. SOCIETA’ DI BROKERAGGIO, in ossequio al principio recato dall’art. 1, comma 1 bis della L. 14 gennaio 1994, n. 20, secondo la quale la Corte dei conti, nei giudizi di responsabilità, deve tenere conto dei vantaggi comunque conseguiti dall′amministrazione o dalla comunità amministrata in relazione al comportamento del convenuto (c.d. principio di effettività del danno erariale); è necessario, in altri termini, depurare l’importo di un eventuale nocumento patrimoniale della somma corrispondente all′arricchimento conseguito, dall′ente o dalla comunità di riferimento, in virtù dell′attività (fosse pure illecitamente) posta in essere dagli amministratori o funzionari.

Nel caso di specie, è del tutto evidente che non può considerarsi danno, nel senso sopra precisato, l’intero importo delle provvigioni corrisposte dalla SOCIETA’ DI ASSICURAZIONI assicurazioni al broker: provvigioni che, appunto, remuneravano servizi ben precisi, oggetto di accordo contrattuale. A nulla rileva, in contrario, la circostanza, dedotta dal Requirente, che tale attività si sia sostanziata più nell’assistenza concomitante e successiva alla stipula del contratto (attività che il PM stesso ritiene inutile), più che nella predisposizione del capitolato d’appalto; resta il fatto che determinati servizi furono disimpegnati, con conseguente necessità di tenere conto del loro valore, che nulla – in mancanza di prova contraria – autorizza a ritenere non adeguato a quello indicato nel contratto con la SOCIETA’ DI ASSICURAZIONI.

Ma non solo

Ma, più in generale, non convince l’automatismo argomentativo dell’appellante, laddove ritiene che la stessa presenza e collaborazione del broker non potesse non autorizzare quest’ultimo a pretendere un compenso, il cui importo – presume sempre il PM – sarebbe stato necessariamente considerato, nel costo finale, dalle compagnie assicuratrici che avrebbero partecipato alla gara.
A tale proposito, già un primo, concreto indizio in senso contrario è offerto nella sentenza impugnata, la quale invero osserva come nel periodo successivo a quello oggetto del presente giudizio, in cui non verrà più corrisposto alcun compenso al broker, l’importo dei premi richiesti dalla SOCIETA’ DI ASSICURAZIONI non era diminuito (e dunque, conclude il primo Giudice, non è dimostrato che l’importo delle provvigioni spettante al broker fu riversato sui premi corrisposti dal Policlinico).
L’appellante critica tale asserzione (l’argomento sarebbe ininfluente, poiché la SOCIETA’ DI ASSICURAZIONI non avrebbe avuto motivo di ridurre il proprio guadagno), ma ingiustamente, secondo questo Collegio: se fosse vero che la presenza di un soggetto terzo nell’ambito di un rapporto contrattuale deve necessariamente costituire una voce aggiuntiva di costo per l’utente finale, non può poi sostenersi il contrario, di fronte alla dimostrazione di una effettiva irrilevanza di tale presenza. Perché mai – sempre seguendo l’iter logico del PM - dovrebbe essere ovvio che il prezzo per il Policlinico sarebbe rimasto lo stesso, una volta venuto meno il compenso del broker (se, appunto, si assume che era proprio la sua presenza a far lievitare l’importo dei premi)?

ATTENZIONE QUINDI AL SEGUENTE PENSIERO

" Ma, in ogni caso, la tesi attorea sembra smentita anche dalla realtà dei fatti, quale risultante dalla specifica disciplina del negozio in questione.

Il costo finale del contratto, per l’assicurato, è costituito dalla somma del premio c.d. “puro” (calcolato in base alle tabelle attuariali), dei costi di gestione per la compagnia, degli ulteriori costi c.d. di acquisizione (le provvigioni, appunto, spettanti agli agenti interni o ai broker) e, infine, le imposte.
Ora, per quel che riguarda in particolare i costi di acquisizione, essi sono calcolati dall’assicuratore in ogni caso, chiunque sia il soggetto percipiente (l’impiegato interno ovvero il broker, esterno) e anche se non vi fossero intermediari, poiché in tal caso il contratto viene in genere gestito da un’agenzia territoriale, retribuita tramite le (medesime) provvigioni. In altri termini, per il cliente il premio finale resta invariato, quale che sia la forma gestionale prescelta, perché le voci di costo sono sempre calcolate allo stesso modo dall’assicuratore (il quale, appunto, nel caso sia presente un broker, paga quest’ultimo, altrimenti retribuirà i propri agenti). A ciò si aggiunga che nel caso all’esame, per espressa previsione del bando di gara che determinerà il contratto con la SOCIETA’ DI ASSICURAZIONI, al broker sarebbero spettate solamente le provvigioni d’uso: cioè, appunto, quelle che comunque la compagnia assicuratrice già avrebbe considerato tra i propri costi (interni).

Anche per tale via, è dunque da escludere una specifica onerosità del contratto, legata alla presenza del broker"
Ed ancora, per quanto concerne
" Il secondo aspetto, oggetto dell’appello della Procura lombarda, è quello relativo al lucro del broker sui premi versati in ritardo all’assicurazione (€ 17.508,78). Per l’appellante, il Policlinico avrebbe evitato tale indebito onere, versando i premi direttamente alla compagnia assicuratrice, senza l’intermediazione del broker, il quale non avrebbe potuto lucrare indebitamente sugli interessi.

In effetti, va senz’altro condivisa la perplessità del PM attore in ordine alla sostanziale illogicità di una tale prassi, peraltro neppure oggetto di specifica, espressa previsione contrattuale; prassi che va giudicata gravemente incauta e che sarebbe stata da evitare da parte degli amministratori del Policlinico S. Matteo. Se infatti, da un lato, sarebbe arduo rinvenire un solo motivo di vantaggio per l’ente nel ricorrere a tale indiretta modalità di corresponsione dei premi, dall’altro risultano evidenti gli enormi rischi che l’ospedale avrebbe corso, nel caso di ritardato pagamento da parte del broker: rischi sia di ordine finanziario, per l’inevitabile contenzioso che avrebbe determinato tale ritardo, ma ancor più in termini di possibile, temporanea scopertura assicurativa.

Pur tuttavia, anche qui - se può senz’altro parlarsi di comportamento negligente da parte degli interessati, con sicura presenza anche dell’elemento soggettivo della colpa grave (ravvisabile nella palese irrazionalità di tale contegno: perché non pagare direttamente all’assicurazione, anziché al broker?) - è d’altra parte carente l’elemento oggettivo del danno ingiusto per la pubblica amministrazione.

Ed infatti, è indubbio che nella fattispecie l’amministrazione il Policlinico corrispondeva regolarmente i premi, alla scadenza fissata, sia pure al soggetto terzo; orbene, se poi quest’ultimo lucrava il differenziale degli interessi legali trattenendo quelle somme per un ulteriore mese (profittando della clausola contrattuale che prevede la copertura dell’assicurato per i 30 gg. successivi alla scadenza del versamento), ciò non comporta alcuna illegittimità da parte della pubblica amministrazione. Non può, invero, costituire fonte di responsabilità l’adempimento contrattuale, nel senso che il mancato lucro degli interessi per quei 30 gg. non è avvenuto contra ius, avendo incontestabilmente la p.a. pagato alla regolare scadenza; né le si potrebbe imputare di non aver, essa stessa, profittato di quella clausola contrattuale.

Se, dunque, è indubbia (e grave) la negligenza degli amministratori, che hanno certamente sottoposto l’ente ospedaliero a gravi (e, sopra tutto, inutili) rischi con il loro comportamento, pur tuttavia deve escludersi, sul punto, la ricorrenza di un danno avente il requisito (essenziale, per potersi parlare di responsabilità) dell’ingiustizia nei confronti dell’amministrazione."




 

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